La pausa del fine settimana ha evitato che famiglia e comunità finissero nel frullatore mediatico dei talk più cinici, insieme al fatto che l’assassino ha confessato

di Angelomauro Calza

 

È stato fortunato il paese di Tito. È stata fortunata tutta la sua comunità. Sono stati risparmiati dal Barnum di taluni talk mediatici che alimentano le bocche e gli stomaci degli italiani affamati di gossip macabro che gli viene imboccato ogni giorno e a ogni ora anche forzatamente da quella certa tivvù sempre più pettegolosamente investigativa, alla ricerca di fatti di cronaca da sezionare, sviscerare, analizzare in una sorta di autopsia per indagare anche la più insignificante minuzia che abilmente il conduttore della trasmissione di turno trasforma in scoop. E più l’accaduto è cruento più le trasmissioni aumentano audience che si trasformano in introiti pubblicitari per le aziende, in elementi di merito e di successo per i giornalisti alla ricerca di gloria personale. Ma la televisione ha capito tutto dei suoi spettatori e non dà quello che il pubblico vuole, ma dà quello che vuole che il pubblico voglia. Sì, talune trasmissioni le spacciano per giornalismo d’inchiesta, a volte è davvero così, ma non è inchiesta il tentativo di strappare una dichiarazione al familiare che è da poco stato colpito da un lutto, da una tragedia, che vive un momento emotivo particolare, indescrivibile, e che vorrebbe solo essere lasciato in pace, uscire dalla camera mortuaria o da una caserma senza ritrovarsi con i microfoni sbattuti in faccia mentre cammina verso la sua auto per tornare in quella casa dove il suo caro non c’è e non ci sarà più.

foto dal sito ufficiale del Comune di Tito

E poco importa se la vittima sia un uomo o una donna, un giovane o un anziano: importante è strappare una dichiarazione per vantarsi di esserci riuscito. Fosse anche solo e soltanto un “vi prego di lasciarmi vivere in silenzio il mio dolore”. Il giornalismo d’inchiesta, quello vero, è altra cosa e non può essere confuso con questo tipo di informazione. E Tito, che nelle ore passate una tragedia l’ha vissuta, una di quelle che colpiscono l’intera comunità e non solo i familiari della vittima e dell’autore del gesto femminicida, per di più nei confronti di una madre, almeno in questo è stata fortunata: solo qualche dichiarazione raccolta dai TG per bocca del sindaco che non è entrato nel merito della vicenda come invece quasi certamente qualche intervistatore si attendeva, ma che ha saputo porre l’accento sul dramma collettivo e sulla necessità di azioni virtuose volte a limitare questi fenomeni di cui ormai purtroppo sono piene le cronache e che i dibattiti televisivi, con la raccolta di pareri di persone e personaggi ospiti in studio che dicono la loro altro non fanno che contribuire ad alimentare non tenendo conto della pericolosità del seme dell’emulazione che spargono e che spesso trova terreno fertile. Ma che importa? Importante è raccogliere minuti di parole, pareri, ipotesi che soddisfino gli spettatori che a loro volta si aspettano ad ogni minuto che passa un particolare in più, assetati di macabro gossip di cui poter parlare con la dirimpettaia, con la vicina di casa, con chi – anche sconosciuto – si incontra magari alla cassa del supermercato. Ma fortunato perché? Perché Tito è sfuggita – almeno per ora – al frullatore mediatico, all’invasione di chi cerca di strappare qualche parola a chiunque possa farlo, dal barista al tabaccaio, dall’anziano seduto in piazza alla massaia che esce dalla latteria con in mano una busta con le mozzarelle? Perché alla fin fine anche chi rincorre dal lunedì momenti di gloria televisiva grazie alle disgrazie altrui trattate nelle più becere modalità, ritrova un momento di umanità: il fine settimana. Sabato e domenica il frullatore mediatico si ferma, i conduttori e gli autori televisivi se ne vanno al mare, in montagna, in campagna o semplicemente restano seduti sul divano di casa per godersi due giorni di riposo per rinfrancarsi delle ultime fatiche in studio e per potersi così ritrovare arzilli e pimpanti alla prima puntata della nuova settimana, dopo tutto, cinicamente, non sono fatti che li toccano personalmente anche se qualcuno più sensibile alle vicende si appassiona davvero. Ecco, in quella che è stata, è e resta una tragedia che ha colpito l’intera comunità oltre che le famiglie dei protagonisti, il fatto che tutto sia accaduto nella notte tra giovedì e venerdì è una combinazione fortunata (ma solo sotto questo punto di vista, ci mancherebbe): autori, conduttori, inviati hanno avuto a disposizione solo venerdì per le loro indagini da dare in pasto al pubblico affamato. Già dalla serata li aspettavano mare, campagna, montagna e divano. E così il Barnum ha smontato la tenda, non ha avuto successo a Tito, un paese che può così vivere il suo dolore, la sua tragedia nel silenzio, la riflessione e soprattutto il rispetto che i fatti accaduti meritano. Da lunedì la ricina, le coltellate, via Poma, Garlasco e quant’altro continueranno a farla da padroni in quella certa tivvù perché lì c’è ancora un mondo da scoprire, rilevare, fantasticare e su cui discettare e ipotizzare, sui fatti di Tito – e dico ancora fortunatamente – c’è poco da sfruttare: il colpevole ha confessato, il suo stato di disagio è stato acclarato cosa può più interessare ai poco rispettosi talk? Cosa potrebbe rendere ancor più famoso un conduttore o un criminologo? Nulla se non le reiterate accuse verso i diversi e generici soggetti istituzionali che avrebbero dovuto intervenire per tempo, per evitare la tragedia. Televisivamente, quindi, meglio dimenticare. Cosa che purtroppo né i protagonisti della vicenda, né la comunità titese potranno fare, o almeno non con la velocità di certi talk televisivi.

© copyright www.angeloma.it – è consentita la riproduzione anche parziale a scopo di critica, confronto e ricerca purché con citazione