Analogie politiche tra la Basilicata di oggi e l’URSS del 1986. Glasnost e perestroika necessarie al cambiamento di un sistema che non può più reggere e che è inviso ai cittadini. Manifesta la voglia di indipendenza.

 

di Angelomauro Calza

Era il 1986. Il mondo iniziò a parlare di un certo Gorbaciov, di glasnost e di perestroika. I primi tempi non si comprendeva bene di cosa si trattasse realmente: pur essendo russo, per noi italiani era arabo! Poi pian piano, come sempre accade, si iniziò ad apprendere che il nuovo Presidente sovietico, conscio del bisogno non più prorogabile di “ricostruire” la Russia, convenne sulla necessità di iniziare imprimendo una brusca sterzata alle prassi del Pcus, un progetto di vera e propria riforma del sistema e dei privilegi dell’intero apparato politico sovietico: ecco in soldoni la perestroika. Ma come riuscirci? Con la glasnost:  la pratica della trasparenza, del discutere in maniera aperta e senza veli anche delle più piccole criticità che ci si trovava a dover affrontare, di qualunque natura. La glasnost, quindi, quale strumento d’azione per perseguire la politica della perestroika. Tale processo mise in luce rapidamente quanto fallace e propagandistica fosse l’immagine della società sovietica fino a quel momento conosciuta dall’Occidente e dal mondo, tanto da determinarne il crollo e dar luce a una nuova era. Ecco, probabilmente occorre un Gorbaciov anche in Basilicata per riuscire a dare quella sterzata brusca ad un sistema che per certi versi necessitava di una sorta di glasnost, improvvisamente intervenuta in parte, seppur involontariamente, fatalmente, per rendere evidente la necessità di cambiarlo.

Michail Gorbaciov

Michail Gorbaciov

Anche nel centrosinistra lucano, come nella Russia di Gorbaciov, sono tante le anime che in queste ultime settimane rivendicano la loro autonomia, prendendo le distanze (spesso ad arte) dal sistema, alla pari di quel che accadde in occasione delle prime elezioni utili per le assemblee regionali sovietiche, quando alla fine degli anni ’80, favorite dalle politiche di Gorbaciov, aumentarono non poco le rivendicazioni indipendentistiche di stati che si erano trovati giocoforza dopo il 1940 a far parte dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Paragone ardito? E che ne so? Ma non sono forse stati fino ad oggi i partiti di centrosinistra “uniti per forza” da un sistema che rendeva sopportabili gli uni agli altri, a malavoglia e con costrizione, ma con la consapevolezza che era opportuno stare insieme? Non covava in ciascuno di loro la voglia e il seme dell’indipendenza dal PD, venuta improvvisamente fuori da qualche giorno? Forse. Ma la similitudine delle azioni e delle necessità, come delle soluzioni possibili, delle alternative positive alla situazione attuale fanno giocare con la storia. E giochiamoci ogni tanto con la storia, che male non fa: ora, alla pari di Gorbaciov e della Russia, anche nel Centrosinistra lucano c’è bisogno di riuscire a governare il momento, con qualcuno che riconosca le prerogative di indipendenza e specificità di ciascuno di quelli che riuscirà a riunire sotto un unico progetto senza costrizioni di sorta, ma con la democrazia e nella democrazia. Aspettiamo, dopo un primo accenno di glasnost, anche la perestroika lucana e un possibile Gorbaciov di casa nostra: a lui fu assegnato un Nobel per la pace, noi ci accontentiamo anche di un “No brut” per la Basilicata.