“Con Liuni non c’era dialogo, Pepe ha responsabilità: di fatto in Giunta la Lega con il doppio dei consiglieri eletti esprime solo due voti, mentre Forza Italia, con la metà dei Consiglieri della Lega, ne esprime il doppio”.

 

di Angelomauro Calza

Una analisi politica da segretario di partito quella del Consigliere regionale della Lega Massimo Zullino. Parla, analizza, evidenzia errori, mancanze, storture che lamenta in una frase: “A chi mi chiede quando arriva questo cambiamento io non so più cosa rispondere”. Tutto in una lunga intervista rilasciata alla Nuova del Sud oggi in edicola. La sua analisi è impietosa soprattutto nei confronti di Forza Italia e Bardi, accusati di trasverso di “una sorta di atteggiamento irruento e autoritario più che autorevole di una parte di questa maggioranza”.

il sen. Pasquale Pepe con l'on. Marzio Liuni

il sen. Pasquale Pepe con l’on. Marzio Liuni

Ce l’ha con i rapporti di forza interni alla Giunta, Zullino, allo squilibrio politico a danno della Lega e a favore di Forza Italia, ma anche con “qualche leghista che pensa ai fatti suoi”, e con l’assessore-Vice Presidente Francesco Fanelli, che a suo dire concepirebbe la squadra di partito come composta “solo da Pepe, Coviello e Cariello”. Zullino analizza il risultato di Matera e attribuisce la sconfitta del centrodestra e la perdita di voti della Lega al non essere riusciti  costruire una classe dirigente funzionale alle elezioni amministrative cittadine, ma anche al “peccato originale”, il non essere riusciti a imporsi e ottenere un terzo assessore (che però nei fatti è compensato dal Presidente del Consiglio regionale), allo squilibrio interno alla Giunta dove “la Lega con il doppio dei consiglieri eletti esprime solo due voti, mentre Forza Italia, con la metà dei Consiglieri della Lega, ne esprime il doppio”: “responsabilità di Liuni con cui non si parlava, non c’era dialogo”, e Pepe.

Il Sen. Roberto Marti, Commissario della Lega in Basilicata

Il Sen. Roberto Marti, Commissario della Lega in Basilicata

“Questa era la minestra” dice Zullino, e parla poi di assessorati in capo alla Lega che sono stati depotenziati, svuotati di competenze, e lancia segnali distensivi verso il Commissario, Roberto Marti, che “dialoga, si confronta e ha un altro spessore politico”. Dichiarazione di fede alla fine, quando si dichiara disponibile a fare un passo indietro se gli si dimostra che il problema è lui? Certo, ma anche disposto ad andare da Salvini o al collegio dei probi viri a denunciare qualora il progetto iniziale di cambiamento non sia più un progetto di partito ma di interessi personali. Pone quindi Zullino questioni reali, accusa Bardi, Forza Italia, il suo gruppo dirigente passato e parte di quello attuale, alcuni suoi compagni di partito, si mette in gioco, prospetta politiche alternative che la Lega avrebbe dovuto praticare e lancia idee per il futuro. Le idee, condivisibili o meno all’interno, sono chiare, le responsabilità bene individuate, la mano tesa all’unità interna anche a costo di sacrificarsi personalmente è stata offerta… Insomma, ha parlato da Segretario, ma non lo è e quasi certamente non lo sarà, anche se in altri contesti l’assegnazione della Segreteria sarebbe una soluzione migliore rispetto a quella di ottenere un terzo assessore e metterebbe la parola “fine” alle turbolenze.

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