Al di là dei risultati, si prospetta la nascita di un nuovo soggetto moderato all’interno dell’Assemblea di via Anzio. Il Presidente ha tutte le convenienze per anticipare il voto, mettendo così al sicuro il suo tentativo di far il bis.

di Angelomauro Calza

 

Parlare di cronache elettorali in questo momento sembra essere l’argomento del giorno. E ci sta, ci mancherebbe. Ma poi ti rendi conto che sono reportage monotoni, fatti di dichiarazioni, comunicati, strette di mano, pacche sulle spalle, aperitivi, spritz, pizzette e cornettini salati ripieni. E che ti devono dire i candidati?

Un momento di una seduta del Consiglio regionale lucano

Che ti devono dire i partiti? Che tutto va bene, che se qualcosa non va bene grazie al voto che gli darai andrà meglio, che se invece lo darai a un altro andrà peggio… il legittimo e anche doveroso gioco dei ruoli che si ripete, niente di nuovo. Chiediamoci piuttosto, novelli Marinetti, e il futuro? Cosa ci riserverà mai il futuro? Quello prossimo, quello che cade il 26 di settembre. Al di là di chi vince e chi perde, con le implicanze nazionali che per quel che sono i numeri che esprime la Basilicata lasciano il tempo che trovano, conterà l’assetto politico alla Regione Basilicata. Sarà un assetto nuovo sicuramente. Anche nella possibile ipotesi della non elezione di tutti i Consiglieri regionali candidati: il 26 settembre nulla sarà più come ora.

L'aula del Consiglio regionale di Basilicata

L’aula del Consiglio regionale di Basilicata

E questo il Presidente Bardi lo sa bene, lui per primo ne è cosciente. Pittella, Piro, Braia, Polese potrebbero essere rimpiazzati rispettivamente da Vincenzo Robortella, Gabriella Megale, Antonio Di Sanzo e Maura Locantore, ma questo è un fatto accessorio, tecnico: è il dato politico e le sue ripercussioni in Consiglio quel che conta, con o senza ripescaggi dei primi dei non eletti, e il dato politico è che Bardi si troverà a dover fare i conti con possibili (quasi certi) nuovi rapporti di forza. E in questo conteranno molto atteggiamenti e scelte più o meno dichiarate di Consiglieri regionali non candidati, non di quelli candidati. In soldoni, (poiché già se ne parla) non è da considerare onirica in Consiglio la formazione di un polo moderato destinato ad essere determinante: chi può escludere che trovino un accordo Zullino, Vizziello, Sileo, Baldassarre, Pittella (Robortella), Braia (Di Sanzo), Polese, Trerotola, Piro (Megale) e Bellettieri? Contateli, sono dieci. E con Bardi fanno undici (e forse con Leggieri dodici). Una nuova maggioranza di stampo centrista-moderato che tutto sommato potrebbe servire anche a sanare vecchie ruggini personali in nome di una nuova governabilità.

Matteo Salvini a Picerno

E comunque sia, se pure le cose dovessero restare come sono (ma non ci crediamo molto), Bardi potrebbe già pensare di anticipare le mosse politiche degli avversari esterni, ma anche interni alla coalizione di centrodestra. Soprattutto in virtù di quanto accaduto in Sicilia, che per molti è equivalso ad un campanello d’allarme da far scattare per mettere in guardia Bardi. E il Presidente ha ricevuto anche da Salvini, l‘altro giorno al microfono di Angelomà (LEGGI QUA L’INTERVISTA), una non-rassicurazione riguardo la sua ricandidatura a Presidente della Regione, dopo che più volte e pubblicamente ha ribadito che non si sarebbe candidato al Parlamento perché il suo obiettivo è tentare il bis in Basilicata. L’epilogo del ragionamento è che in Basilicata si potrebbe votare alle Regionali il prossimo anno, dodici mesi prima della scadenza naturale, ma vediamo il perché, da dove nasce questa ipotesi. Primo fattore, quello esogeno al centrodestra.

Bardi e Berlusconi

Bardi e Berlusconi

Sulla scia del prevedibile (al momento e solo secondo i sondaggi) successo della coalizione di centrodestra, anticipare il voto sarebbe una mossa strategica possibile per non dar modo al centrosinistra di riorganizzarsi e tentare in maniera credibile l’assalto elettorale alla Presidenza della Regione nel 2024. Secondo fattore, quello endogeno al centrodestra. Abbinando le elezioni lucane a quelle di Lazio e Lombardia, sarebbe per Bardi più facile ottenere la ricandidatura, grazie ad un accordo che preveda una equa distribuzione dei tre posti da candidato Presidente disponibili: uno alla Lega in Lombardia, uno a Fratelli d’Italia nel Lazio, e uno, quello della Basilicata, a Forza Italia. Differendo di un anno le elezioni, tenendole cioè a scadenza naturale, il centrosinistra avrebbe dodici mesi in più per organizzare la controffensiva e, nello stesso lasso di tempo, ci sarebbe spazio per l’insorgenza di frange di rivendicazioni interne alla coalizione che potrebbero davvero mettere in bilico la già un po’ precaria ricandidatura di Bardi.

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