Per Pittella si ipotizzano scenari diversi: il Parlamento Europeo, la Camera dei Deputati o la Regione come Consigliere, ma anche ancora come candidato Presidente. Lasorella, Speranza, Stella, Radice e Quarto si mettono a disposizione del Centrosinistra insieme ai consiglieri regionali uscenti

di Angelomauro Calza

“Oltre a vivere nelle piazze reali come sto facendo con il camper di #Basilicataprima, sono utili a un confronto diretto con le comunità anche le piazze virtuali”. Chiude così il consigliere regionale Piero Lacorazza la prima puntata della sua rassegna stampa in diretta su Facebook e marchiata #BASILICATAPRIMA.

piero_lacorazza

piero_lacorazza

Una rassegna stampa dei giornali lucani diversa, certamente non imparziale, ma con interessanti commenti ai fatti politici targati Lacorazza. Ed una diretta Facebook che nonostante i suoi 27 minuti di durata (un tempo enorme per la rete) ha registrato più di 600 contatti in meno di due ore, non può certo definirsi velleitaria. Giunge questa nuova iniziativa all’indomani dell’autosospensione dal Gruppo del Pd dello stesso Consigliere, che ovviamente utilizza la sua rassegna anche per chiarire le sue posizioni, lanciando frecciatine avvelenate ai suoi compagni di partito che l’accusano di essere “divisivo”: “a Potenza c’è un solo un candidato alla Provincia, Rocco Guarino. Mi dispiace che il centrodestra  non  sia riuscito a raccogliere le firme per poter presentare un suo candidato, ma di sicuro il candidato di centrosinistra è uno solo, a Matera invece due, ed entrambi del PD: uno il Presidente uscente, l’altro il sindaco di Montalbano. L’unità non è una categoria dello spirito.

Rocco Guarino candidato presidente della Provincia di Potenza

Rocco Guarino candidato presidente della Provincia di Potenza

Ci si unisce sulla base di progetti e programmi. Quindi a Matera chi ha fatto la rottura? È stato Lacorazza?” Chiede e si chiede in diretta il Consigliere che precisa anche: “Nel corso di questi anni non c’è stata mai una rottura determinata dalla scelta di una poltrona o di una nomina. Le posizioni politiche che ho assunto in nome e per conto di tanti cittadini, amici e compagni sono stati importanti. Sì, c’è stata una rottura sull’art. 38 della legge dello “sblocca Italia” per vedute diverse. Abbiamo dovuto faticare anche sulle leggi che riguardano il taglio dei vitalizi e dell’indennità dei consiglieri regionali. Ci sono stati punti di divaricazione politica, ma sulle cose da fare: non ho costruito posizioni di rottura su una nomina. Vorrei ancora ricordare che la poltrona di Presidente del Consiglio regionale mi è stata tolta perché avevo promosso un referendum per contenere lo strapotere del governo centrale e delle compagnie petrolifere previste dall’art.38 dello sblocca Italia.

Nicola Valluzzi

Nicola Valluzzi

Quindi, a proposito di unità e di divisioni conflittuali, da questo punto di vista mi sento di fare un ringraziamento sincero a Nicola Valluzzi per il lavoro svolto come Presidente dell’Ente provincia di Potenza”. Ha quindi precisato, in  risposta ad un articolo della Gazzetta del mezzogiorno in merito alle dinamiche interne al Pd legate alle prossime elezioni regionali, che  anche per Valluzzi “non ci sono tavoli romani. Ce n’è stato uno tanto tempo fa. Ci sono invece discussioni da fare qui, non tavoli romani. Ci sono discorsi da fare nella trasparenza e nella collegialità ed è questa la ragione che mi ha portato all’autosospensione”. In buona sostanza Braia, Lacorazza, Cifarelli e Santarsiero in nome di cosa dovrebbero o potrebbero vedere bene la candidatura di Valluzzi? E anche Liberi e Uguali: come lo sosterrebbe in presenza di un documento firmato anche da lui in favore del Pittella-bis? Il “non ci sono tavoli romani” è un chiaro modo per dire “per Valluzzi non ci sono tavoli”. Ed ecco allora che dopo le 40 piazze “del Riscatto” e le prime 50 tappe del “camper” Lacorazza esce allo scoperto, “alza il prezzo” incontrando non solo fisicamente, ma anche virtualmente i cittadini. Vuol forse dimostrare che il Partito Democratico ha sbagliato e sta sbagliando da mesi l’approccio metodologico? Vuol forse dire che sarebbe stato meglio un processo di concertazione con il centrosinistra e poi andare all’Assemblea regionale?

Livio Valvano

Livio Valvano

O forse sta agendo in risposta a possibili accordi già stretti con le forze probabili e naturali della coalizione che ora tenta di prendere tempo per rilanciare Marcello Pittella? Intanto, di certo tra i partiti della coalizione considerati “naturali” non si può più annoverare il Partito Socialista di Valvano, visto che ha pubblicamente dichiarato “Condivido l’idea della Meloni, come reinterpretata da Gianni Rosa: il vero cambiamento richiede coraggio. Il coraggio di fare le cose, di farle per i cittadini, non il coraggio di annunciarle.

Carmen Lasorella

Carmen Lasorella

Delle buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno, ma non è quello di cui ha bisogno la Basilicata”. Una dichiarazione che di fatto se non colloca il Partito Socialista al di fuori del centrosinistra, di sicuro lo pone come “incerto” a far parte della coalizione. Intanto, dietro le ultime dichiarazioni  rilasciate parrebbe di leggere che

Aldo Radice

Aldo Radice

Carmen Lasorella, Roberto Speranza, Franco Stella, Michele Radice e gli ex consiglieri regionali insieme a Piergiorgio Quarto si siano sostanzialmente “messi a disposizione” del centrosinistra, mentre nel PD prosegue il gioco dei quattro cantoni tra lo stesso Lacorazza, Margiotta, Pittella e Polese. E’ una fase difficile, soprattutto perché l’impressione è che nel PD ci si continui a muovere come se si stesse vivendo una fase politica di 10 anni fa, mentre i tempi sono diversi, le situazioni pure e questo “veteroagire” non aiuta: senza aggregare “gli altri” non si va da nessuna parte. Anche le voci che vedrebbero Marcello Pittella lavorare in chiave Elezioni europee si prestano a riflessioni.

il sen. Gianni Pittella

Il fratello Gianni, che dovrebbe poi essere il suo “grande elettore” è senatore, sì, e i voti li ha un po’ dovunque al Sud, ma non dimentichiamo che a marzo è stato eletto in Campania, e diventerebbe difficile per lui chiedere ai campani di sostenere Marcello che a quel punto potrebbe risultare debole anche in Basilicata:  Renzi potrebbe chiedergli di sostenere un altro candidato, anche perché il “PD del Sud” in Europa non può essere considerato un copyright “Pittella”. Quindi, sic stantibus rebus, Pittella o si candida al Consiglio regionale o attende le prossime politiche, che non è detto debbano tenersi necessariamente nel 2023. Le voci romane danno probabile un ritorno alle urne al massimo dopo le Europee, se non addirittura insieme, a maggio: dipende dai rapporti Salvini-Di Maio. Vedremo. Intanto di sicuro i progetti del PD di giugno scorso sono saltati: venuto meno il Pittella-bis è venuto meno tutto lo schema che si stava tentando di mettere a punto, e che prevedeva riconferme e new entry qualificate di sindaci e amministratori. Ora, invece, basterebbe la sola ricandidatura a Consigliere di Marcello Pittella per rendere agitati i sonni anche dei suoi più fedeli sostenitori, proprio quelli che più di altri sono riusciti a tenere a bada da luglio all’altro giorno quanti, all’interno del PD, non avevano intenzione alcuna di “attendere il Presidente”. La situazione è difficile, delicata e incerta. Soprattutto incerta. In questo clima a chi converrà esporsi accettando una candidatura a Presidente?

Marcello Pittella, Governatore della Basilicata

Marcello Pittella, Governatore della Basilicata

Vuoi vedere che tutto fa parte di una strategia ben precisa e alla fine sarà di nuovo Marcello Pittella, magari confortato anche da un verdetto della Cassazione a lui favorevole, e che toglierebbe le castagne dal fuoco a chi non se la sente di candidarsi in questo clima di estrema incertezza? E’ probabilmente quello che avrebbe meno da perdere. Del resto, a tempi ristretti, “in pizzo in pizzo” chi avrebbe la forza e il coraggio di correre da solo per raggiungere quel lontanissimo 8 per cento che gli consentirebbe una presenza in Consiglio? E, se pure riuscisse, che se ne farebbe? Se così fosse, anche l’Assemblea del Partito democratico del prossimo 16 novembre sarebbe un modo per “prendere insieme un caffè” e discutere tra amici del più e del meno: un modo per ingannare il tempo in attesa del pronunciamento della Suprema Corte, calendarizzato al 26/27 novembre, giusto giusto 10 giorni dopo e 7.000 caffè.