Visto che siamo stati noi a parlare per primi il 18 agosto della possibilità di un rinvio del voto “a febbraio o marzo” (all’epoca non era possibile stabilire una data precisa), ed a ribadirlo in altre occasioni, chiariamo le ragioni – ancora valide – che portarono a quella ipotesi.

di Angelomauro Calza

Specifichiamo in primis che nessun “mandato esplorativo” è stato dato ufficialmente dalla Conferenza dei capigruppo al Presidente Vito Santarsiero: non si può e non esiste una possibilità del genere. Santarsiero si incaricherà probabilmente di vagliare e praticare strade del buonsenso e delle frequentazioni non ufficiali, nel tentativo di ottenere un consenso governativo al rinvio della data delle elezioni regionali verosimilmente al 10 febbraio. E anche questa non può essere una notizia ufficiale per ovvi motivi, ma resta una indiscrezione credibile e supportata da fatti e persone, Quali? facciamo un passo indietro, al 18 di agosto scorso. All’epoca scrivemmo (con il conforto del consenso di Vittorio Sgarbi e di Giuseppe Moles): o si vota il 4 dicembre, oppure quale capo del Viminale decreterebbe le elezioni a gennaio, con una campagna elettorale da svolgere in pieno periodo di festività natalizie? E quale capo del Viminale azzarderebbe di votare a gennaio in una regione dove le intemperanze atmosferiche di un mese nevoso potrebbero mettere a rischio la partecipazione al voto? E quale capo del Viminale farebbe votare il giorno dopo le cerimonie ufficiali per l’inizio dell’anno da Capitale della cultura di Matera, sapendo che il giorno prima, in piena cerimonia, ci sono i seggi da insediare e i politici in giro per campagna elettorale? E, infine, quale capo del Viminale non vedrebbe le cause sopra dette come preziosa occasione per dare altro tempo ad un “partito” già in ascesa di accrescere ulteriormente i consensi? Sarebbe cosa stranissima! Nessuno alla fine vorrebbe che si rimandasse il voto a gennaio per trovarsi in queste condizioni, a tutti invece converrebbe procrastinare ulteriormente la data. Ecco spiegato allora che potrebbe aver ragione chi ipotizza uno slittamento addirittura a fine febbraio o inizi di marzo. Del resto, nel passato, come ad esempio per la Sicilia, è già successo che il Viminale abbia deciso con un semplice

articolo del 6 settembre

articolo del 6 settembre

atto formale il rinvio delle elezioni ad una data ritenuta più consona all’importanza dell’appuntamento”. (https://www.angeloma.it/politica/regionali-si-vota-a-marzo-le-ragioni-ci-sono-le-convenienze-pure/ ).

Il 6 settembre fu la volta di Vittorio Sgarbi che diede un secondo annuncio dopo un incontro con Vito De Filippo nel Transatlantico (quello della Camera dei Deputati ndr e a scanso di equivoci). (https://www.angeloma.it/politica/sgarbi-de-filippo-mi-dice-che-si-vota-a-gennaio-io-dico-marzo-ma-sono-pronto-a-fare-le-vacanze-di-natale-a-matera/). 

Il 27 settembre anche Carmen Lasorella, candidata Presidente con LuCI, ha sostenuto la stessa tesi (https://www.angeloma.it/politica/elezioni-regionali-in-basilicata-si-vota-a-febbraio-con-abruzzo-e-sardegna/ ). Oggi a queste motivazioni, che sono ancora valide, vanno aggiunte un paio di ulteriori riflessioni: la prima riguarda possibili problemi di ordine pubblico, legati alla concomitanza con la cerimonia legata all’inizio dell’anno di Matera Capitale della Cultura, cui dovrebbe partecipare anche il Capo dello stato. Molti seggi si trovano proprio nell’area del Centro della città, nella cosiddetta “zona calda”, dove vanno garantite le operazioni di insediamento dei seggi.

articolo 27 settembre

articolo 27 settembre

Appare chiara la difficoltà con migliaia di persone che saranno proprio in zona. Il capo dello Stato: ha fatto sapere già sia pur in maniera informale che a garanzia della par condicio se il 20 si vota lui il 19 non sarà presente su un palco al fianco… al fianco di chi? Di quali personalità? Di destra, di sinistra o del M5S? Insomma, non sarebbe una cerimonia paritaria. C’è chi ha scritto negli ultimi giorni che è un rinvio che piace al centrodestra, e chi ha scritto che piace al centrosinistra. La verità sta nel fatto che non piace ai Cinquestelle, che già ad agosto, insieme ai soli Benedetto e Romaniello avevano sostenuto che le elezioni andassero tenute al più presto e comunque entro l’anno. Beh, riuscirà Antonio Maggio a sostenere per altri 4 mesi il peso di una campagna elettorale che si sta già caratterizzando per l’intensità degli impegni? Lo sforzo è di quelli improbi, e anche su questo centrodestra e centrosinistra giocano, silenziosamente concordi: sulla possibilità di fiaccare un avversario che pur essendo stato ridotto a livello di percentuali di consensi a livelli bassissimi sia alle amministrative di giugno che alle regionali del Trentino la settimana scorsa, non è comunque da sottovalutare: meglio tentare di fiaccarlo. Intanto sia il centrodestra che il centrosinistra hanno più tempo a disposizione per rinsaldare alleanze, mettere a punto nomi, liste e programmi, mentre i più venali e i più populisti penseranno e predicheranno che la cosa non va bene solo perchè gli attuali Consiglieri regionali percepiranno un mese di stipendio e indennità varie in più. Esiste invece anche una “questione-costi” che si ridurrebbero sensibilmente per lo Stato se venissero concentrate in un unico giorno le votazioni in Basilicata, Sardegna e Abruzzo. E, infine, solleviamo una “questione-pettegolezzo politico” e concludiamo con una domanda: Ma vuoi vedere che Salvini alla fine, a parte tutto, decide di emanare l’apposito decreto di proroga perché sarebbe probante il risultato delle urne di tre regioni invece di una soltanto ai fini di una valutazione di opportunità strategica sul continuare a governare con il M5S o invece “trovare picci” per rompere con Di Maio e andare alle elezioni anticipate, in contemporanea con le Europee?