Ma cosa sta accadendo a sinistra? Quali sono i punti deboli, i fattori, le devianze e le strategie sbagliate che ne stanno determinando la crisi? In Basilicata come in Italia il momento è difficile, ma come se ne può uscire? E il Pittella-Bis in Basilicata è davvero opportuno? E questi mesi fatti di lunghe attese che ancora persistono, da destra a sinistra, quanto giovano alla politica? Quanto incidono sulla gente? Angelomà ne ha parlato con Claudio Velardi, conoscitore della Basilicata sin dalla fine degli anni ’80, quando fu segretario regionale del Partito Comunista. Uomo e politico esperto, fondatore del Riformista, e che è stato anche capo dello staff del Presidente del Consiglio con Massimo D’Alema. Ora è Presidente della Fondazione Ottimisti e razionali.

di Angelomauro Calza

Da osservatore esterno, ma da uomo che ha vissuto la politica, qual è lo stato di salute della sinistra?

Inutile dire che non è uno stato di salute buono, e dire così è solo un eufemismo, si dovrebbero utilizzare parole molto più severe. Però va anche detta una cosa: la sinistra viene da una sconfitta devastante, che è quella del 4 marzo, e non è peraltro una sconfitta solo nazionale, nel senso che la sinistra è dappertutto in una crisi drammatica, quindi io non mi stupisco del fatto che oggi la sinistra stia vivendo una sorta di afasia, non riesce a dire la sua in maniera stringente sui temi del momento.

Claudio Velardi

Claudio Velardi

Una sorta di implosione, quindi: è possibile?

Il punto vero è che le tendenze cosiddette populiste e sovraniste sono tendenze mondiali di reazione ad una fase accentuata di globalizzazione. Queste si sono manifestate dappertutto: in America, in Europa, e pure in Italia in maniera particolare. E’ anche chiaro come la sinistra negli ultimi decenni sia stata sempre interpretata come la parte più favorevole alla globalizzazione, alla modernizzazione, all’apertura dei mercati e adesso paga questa sua posizione. Io penso però che sia solo una fase, una cosa non definitiva né insovvertibile. A Napoli si dice “adda passà a’ nuttata”.

In Basilicata e in Italia stiamo assistendo ad una sorta di frammentazione della sinistra che parte dal PD: c’è chi se ne stacca, non trova sintesi però con gli altri, non trova unità e come una sorta di sciame meteorico, che si stacca dalla testa della cometa e dopo aver brillato per pochi istanti si disperdono nell’atmosfera più buia perché non riescono a ricongiungersi alla testa della cometa. Ecco, sembra essere la sinistra delle Leonidi, delle Quadrantidi e delle Perseidi, che ciclicamente ogni anno si ripropongono le notti a cavallo di San Lorenzo

Questa è una malattia antica della sinistra: quella dei personalismi. Antichissima e che deriva dal fatto che ogni persona che cresce e si appassiona alla sinistra pensa di avere la ricetta contro i mali del mondo e pensa che quello che gli sta affianco ne ha un’altra che però è sbagliata. Prevalgono su tutti i personalismi. Quando uno è di sinistra pensa sempre di dover salvare il mondo e se io penso di salvare il mondo penso che la ricetta giusta sia solo la mia

Come quando si giocava al pallone da ragazzi e si perdeva: c’era sempre chi voleva la palla e poi non la passava più a nessuno certo di poter far gol da solo…

Essì. Non si pensa che è il gioco di squadra che fa vincere e non i personalismi e gli individualismi, ma questo è connaturato alla storia della sinistra. Tanto più in una fase in cui c’è un arretramento della sinistra, è chiaro che questi personalismi diventano più accentuati perché ognuno pretende di avere il suo posto al sole e cerca di scalciare chi gli sta affianco. Più brutalmente: quando i posti diminuiscono ognuno cerca di farsi spazio.

Si sta dibattendo nel PD e nel centrosinistra o le forze e personaggi che tradizionalmente gravitano in quest’orbita, del tormentone del Pittella–Bis. Ma fino a che punto si può essere detrattori di questa soluzione? Se dal 6 luglio alla fine di gennaio c’è stato un partito che senza Pittella è risultato essere praticamente immobile pur in presenza di nomi autorevoli che avrebbero potuto sviluppare azioni politiche di recupero e di proposizione all’interno del centrosinistra e dei cittadini?

Marcello Pittella

Marcello Pittella

Su questo mi espongo: è chiaro ed evidente che in Basilicata allo stato delle cose il leader del PD e del centrosinistra è Marcello Pittella, che ha governato dignitosamente, e forse avrebbe anche potuto fare di più , avrebbe secondo me dovuto avere un po’ più di coraggio. Trovo autolesionistico il comportamento di tutti quelli che danno addosso a Pittella soprattutto senza avere una alternativa credibile. Io posso capire che uno dice “caro Marcello, hai fatto tanto, è andata come è andata, adesso però ci sta quest’altro signore che rappresenta meglio e di più la sinistra e il centrosinistra, per cortesia fai spazio a questo signore”, ma non ci sta! E’ evidente! E’ del tutto autolesionistica questa posizione.

Ci sono anche alleati potenziali perché tradizionalmente appartenenti alla che hanno posto come pregiudiziale a una intesa proprio la rinuncia di Marcello Pittella a ricandidarsi come Governatore

L’unico comportamento intelligente dovrebbe essere quello non di farsi la propria listarella per farsi eleggere, ma mettere insieme una coalizione vincente. Allora ci vuole un nome che coaguli, in caso diverso, se il semplice giochetto è che io porto i miei voti a qualcuno e così mi trovo uno strapuntino per farmi eleggere, è legittimo, per carità, però non è interessante e soprattutto porta a una sconfitta rovinosa del centrosinistra. Perché, se la strada è questa, è evidente che in questo modo si perde, non si vince.

Ti sei mai trovato in una situazione come questa dove tutti, da destra a sinistra, aspettano qualcosa o, meglio, qualcuno? Aspettano da mesi e nessuno si sbilancia? Nessuno dice alla gente quale sia la proposta politica organica che fa capo ad un nome da votare? La gente è ormai disaffezionata sempre più al voto democratico per colpa delle titubanze della politica.

Ti rispondo in maniera netta: non ho mai assistito ad uno spettacolo simile. Mai! Anche perché negli anni e nei decenni trascorsi c’era un signore che si chiamava Antonio Luongo che era un maestro della progettazione politica, della programmazione politica. Io ricordo perfettamente che quando parlavo con lui su quello che doveva o poteva succedere, lui andava oltre, mi preannunciava degli scenari che riguardavano sempre gli anni a venire. La programmazione politica è una chiave, ma per farla, devi avere uno che ha testa politica, testa da leader e anche che sappia commensurare le giuste ambizioni personali con gli interessi di tutti. Purtroppo oggi non c’è, mentre fino a quando c’è stato Antonio Luongo c’era.