Il Presidente del Consiglio potrebbe rivendicare per sé le Attività produttive, ma l’assessore sino ad ora ha fatto bene. La richiesta di ingresso in Giunta acuirebbe tensioni nella maggioranza: i rapporti di forza non sono più quelli di un anno fa
 

 

di Angelomauro Calza

 

“Lame rotanti e magli perforanti: FUORI!”, “Wilma, dammi la clava!”, “Miguel son sempre mì!”, “Carmensita, sei già mia, spegni Total e vieni via!” “Qui si fa la Regione o si muore!”… e via dicendo, dai cartoons al patriottico le frasi celebri venivano sciorinate urlandole dopo averle storpiate. Si è sentito di tutto, tutti hanno sentito di tutto, tranne quella parola che forse qualcuno si aspettava (soprattutto tra gli urlatori): “Obbedisco!”. Vabbè, ma quello era un telegramma e non si è mai visto nessuno urlare per posta. Alla vigilia dell’ultima riunione del Consiglio regionale lucano sospette e strane urla pare che si siano impossessate dei palazzi del Consiglio regionale di Via Anzio. Volendole collocare temporalmente, pare che i tenori abbiano iniziato a dare di strilli e do di petto nel pomeriggio di lunedì, ed abbiano continuato fino al successivo martedì, e qualcuno ancora oggi pare gorgheggi. Ma da dove provenivano stì schiamazzi che interrompevano la siesta pomeridiana? Pare che le stanze fossero due e in entrambe si urlava. Era una riunione di preconsiglio della Lega. Ma come? una riunione di uno stesso partito in due stanze diverse? Ecchè, tutti quanti in una sola stanza non ci entravano?  Vabbè, se è così ci credo alle urla: gridavano da una stanza per farsi sentire nell’altra, che mica è facile fare riunioni a distanza e capirsi. Malignetti esperti di musica lirica azzardano: ma in una stanza la voce prevalente forse era quella del Presidente del Consiglio, Carmine Cicala? E un’altra forse quella del Vice Presidente della Giunta e assessore all’Agricoltura Francesco Fanelli? E le altre? Ma va là! che state a dì?

Il Presidente del Consiglio regionale, Carmine Cicala

Il Presidente del Consiglio regionale, Carmine Cicala

Mò, che gridassero o meno e cosa si siano detti a noi ben poco importa, e che abbiano davvero gridato manco lo diamo per certo, ma di sicuro la cosa è l’ennesimo segnale di tormento interiore della Lega lucana, che per divergenze e scaramucce interne tra almeno due correnti (una terza appare e scompare alla bisogna) sta mettendo pericolosamente a rischio il ruolo del partito all’interno del Palazzo. Come ha detto qualcuno, però, il partito di Salvini in questo momento in Basilicata “corre più il rischio di annodarsi, che non di s-legarsi”. La questione la immaginiamo tale da rendere necessario porre domande chiarificatrici. Si parte dal Presidente del Consiglio regionale, Carmine Cicala.

Il Vice Presidente della Giunta regionale di Basilicata, Assessore all’Agricoltura Franesco Fanelli

E’ contento di fare il Presidente del Consiglio? O si è forse fatto un “pari e dispari” rendendosi conto che è funzione troppo istituzionale e troppo poco vicina ai bisogni reali di gente e territori per poter esprimere e far apprezzare al meglio le sue potenzialità politico-amministrative?  E se questo “pari e dispari” avesse confermato i suoi dubbi? Se davvero ritenesse che probabilmente a lui sarebbe più consono il ruolo di assessore? Dopotutto i voti li ha portati, perché no? Potrebbe a questo punto far girare a suo favore la ruota della decadenza dal mandato di Presidente per calcare la mano e approfittarne? In che modo? Beh, rivendicandola ufficialmente una poltrona da assessore, chiaro. Ma allora, se è vero che l’altro giorno qualcuno invocava clave e lame rotanti, era per chiedere o era per rifiutare richieste? Certo però che a pensarci bene la Lega potrebbe appoggiare la richiesta. Magari non di un assessorato a Cicala, ma di un assessorato in più alla Lega, questo sicuramente. Dopotutto i voti parlano, e potrebbe a qualcuno ritornare in mente di segnalare la sproporzione tra le postazioni di Forza Italia e quelle della Lega: il Governatore e due assessori a fronte di un Presidente del Consiglio e due assessori non è situazione rappresentativa dei rapporti di forza reali. Evvabbè, allora quindi Cicala – ammesso che ci si decida a pretendere un rimpasto e che il designato futuro assessore sia lui – quale forzista andrebbe a sostituire? Franco Cupparo alle Attività Produttive o Rocco Leone alla Sanità? I fatti delle ultime settimane potrebbero far propendere per un cambio alla Sanità, ma se si guarda ai territori (sì, al plurale, perché le questioni di territorio sono due) non si può non immaginare che a lasciare dovrebbe essere Cupparo. Pperché non si potrebbe privare il materano di un assessore per poi nominarne un altro della provincia di Potenza, sarebbe una Giunta sbilanciatissima, “monoprovinciale”!. Assurdo anche il solo pensarlo.

L’assessore regionale Franco Cupparo

Ma allora a sacrificarsi dovrebbe essere Cupparo? Cupparo che tra l’altro proviene da un territorio limitrofo a quella Val d’Agri che ormai sta troppo stretta a Cicala? Magari perchè anche in chiave futura, di elezioni parlamentari, vorrebbe e potrebbe espandere il raggio d’azione dei consensi, crearsi un tesoretto di famiglia da utilizzare alla bisogna? Ma la Lega cosa pensa di questa ipotesi?

Certo, un assessorato in più fa sempre comodo, anche perché darebbe la possibilità anche a Mimma Grillo di sedere tra i banchi del Consiglio dopo Aliandro, secondo supplente dopo Dina Sileo. E allora potrebbe darsi che all’interno della Lega la questione non sia tanto un assessorato in più, ma a chi assegnarlo, posto che Cicala potrebbe – con in mano una delega – diventare antagonista troppo forte da fronteggiare anche per il senatore Pasquale Pepe, riferimento indiscusso sino a qualche tempo fa per tutti i leghisti, ma che ora inizia a registrare insofferenze e scalpitii con voglia anche di Segretaria regionale da parte della Lega valdagrina. Sin qui le questioni all’interno del partito di Salvini, ma Forza Italia e Bardi cosa pensano nel frattempo? Difficile credere che se dalla Lega dovessero arrivare richieste di questo tipo (i segnali già ci sarebbero) le accetterebbero senza colpo ferire. Soprattutto perché i patti di governo sono stati fino ad ora rispettati e quei patti prevedevano l’attuale assetto di governo: il Presidente e due assessori a Forza Italia. Seconda questione: il numero dei consensi che i lucani hanno dato alla Lega alle elezioni dello scorso anno sono stati anche frutto della scia nazionale favorevole che ha portato ben oltre il 35 per cento Salvini. Oggi i rapporti di forza sono cambiati, ed è difficile pensare che in Basilicata lo scarto tra Forza Italia e Lega sia ancora quello di un anno fa: la forbice si è sicuramente ristretta, per cui non ci sarebbero più le condizioni per poter avanzare richieste di rimpasto con postazioni in più per la Lega.

L’assessore regionale alla Sanità, Rocco leone

Terza cosa: diverrebbe difficilissimo togliere la delega all’assessore che più ha lavorato in questi mesi, Cupparo appunto, e che ha dovuto fronteggiare la parte dell’emergenza probabilmente più sentita dalla popolazione, una situazione mai vissuta prima da nessun altro: paura del contagio? Sì. Necessità di screening per arginare la pandemia? Sì. Urgenza di misure contenitive? Senza meno. Bisogno di strutture e potenziamento di quelle esistenti? Indiscutibile! Ma la gente – chiusa in casa impotente senza possibilità alternative – quel che più voleva in questo periodo erano soldi, necessari per tirare avanti, vista la chiusura di migliaia di attività che davano lavoro. E aiuti per poter riprendere, rialzarsi. E, sia pure con qualche difficoltà iniziale, alla fine Cupparo le risposte alle domande di necessità dei lavoratori e delle imprese le ha date, per ultimi i provvedimenti (che piacciano o no) di ieri. Come si fa allora a dirgli “Grazie, non abbiamo più bisogno di te” solo per meri motivi di pseudo equilibri politici? E chi glielo direbbe? Chi troverebbe la faccia giusta per dirglielo? Non si potrebbe proprio: è stato l’assessore che ha lavorato senza pensare alla benchè minima visibilità mediatica voluta e programmata, a differenza di altri suoi colleghi. E allora? E allora ecco forse spiegato il silenzio di Fanelli, il nervosismo di Cicala, le riunioni in stanze separate e le urla indecifrate. Alla fine la Lega – quella che ha firmato gli accordi con Forza Italia – sa che non deve tirare troppo la corda, evitare di far innervosire Bardi e Moles, scongiurare che lo stesso Bardi spazientito, mandi tutti a quel paese: nuove elezioni significherebbero nuovi equilibri (con grandi incognite). Ma di questo parleremo domani, quando continueremo il discorso.