La confusione regna sovrana nelle liste presentate nei comuni dove si vota: il bluff delle liste civiche e la perdita del senso di appartenenza politica di molti dei candidati e dei loro sostenitori, i cosiddetti “big”

 

 

di Ghino di Punta

Allora, partiamo dalla presa per i fondelli delle cosiddette “liste civiche”: che cacchio hanno di civico se vengono composte dai segretari e organismi di partiti e  presentate ciascuna da ben definiti leader di partiti? Mi smentisca qualcuno se dico bugie: durante la fase di preparazione delle liste, ovunque, è vero o no che si “chiacchiericciava”, si spettegolava dicendo è una lista civica composta da… e via uno sciorinare di nomi di partiti che dovevano dar vita alle più fantasiose alleanze “per il bene comune? E’ vero o no che ad ogni presentazione ufficiale di una lista, in ogni paese interessato al voto, sul palco prima ancora che candidato sindaco e consiglieri salgono deputati, senatori, consiglieri regionali, esponenti di spicco di questo o di quel partito? E ci salgono non in quanto civici, ma in rappresentanza di uno o più partiti? E allora… se la politica è diventata ridicola, evitiamo di portare in scena la comica finale! Che ritornino le liste con i simboli dei partiti, che si abbia il coraggio di mostrarlo quel simbolo in cui si dice di credere! ma… forse… essì… non può che essere così… sbaglio io. E’ cambiato tutto. Si prendono tessere a seconda del momento e ci si candida a prescindere: che vuol dire che sono di sinistra? Mi candido con uno di destra che, pur essendo di destra, fa da eco: che vuol dire che sono di destra? Eggià, perché tutti e due trovano sintesi candidandosi con uno che è di centro e dice: che vuol dire che sono di centro? Mi candido per equilibrare la lista che vedrà candidati di destra e di sinistra… e così finiscono per accoppiarsi selvaggiamente in amplessi da ammucchiata politica che purtroppo, praticata senza precauzione, fa correre il rischio di generare altri esseri della stessa specie e non c’è manco Tinto Brass a dirigere la scena… ma fatemi il piacere, per non dire andate a quel paese! Sta succedendo così in ogni dove, in ogni comune, in ogni partito. Partito? e che vuol dire? Non tutti sanno evidentemente cosa significhi far parte di un partito. Qualcuno mi dirà: roba da prima Repubblica. Ennò, caro mio. Quella del pre-Di Pietro non era la “prima Repubblica”, no: quella è stata “l’unica” Repubblica, quella dove il primato della politica era riconosciuto, era praticato e regolava tutto. Poi il caos. E senza ripetere esempi, storie e fatti triti e ritriti, siamo già ad oggi, in fase preelettorale, una fase che in Basilicata vede solo alcuni comuni interessati al voto: come dire che si tratta di un fatto limitato, ma che fa vivere in estrema confusione cittadini e politici stessi. Il caso più eclatante dopo la babele di Avigliano, quella di Tursi, ma anche quelle di tantissimi altri paesi come Lagonegro, Moliterno e via dicendo, vede interessato il partito di Berlusconi, che si cita solo a mò di esempio. Il partito a Tursi decide di appoggiare la lista di un candidato sindaco, e l’assessore regionale di Forza Italia invece sale sul palco per dare sostegno al candidato sindaco di un’altra lista. Poi il gotha del partito, alla presenza di Antonio Tajani, del senatore Moles, dell’onorevole Casino e tutti gli altri big forzisti lucani presentano ufficialmente il candidato sindaco di Matera e su quel palco unico assente di Forza Italia è l’assessore Leone (che, se fa l’assessore, a Forza Italia lo deve, mica ad altri). Ora lasciamo stare pettegolezzi insistenti e però sempre più supportati da elementi reali dettati da strani comportamenti di un cambio di assessore in Regione ad inizio autunno (Sileo per Leone, Quarto per Merra?) e le voci di un possibile, conseguente cambio di casacca dello stesso assessore (domani ne parleremo in maniera più ampia), ma il dato di fatto è che oggi tanti dei politici che si autodefiniscono per vezzo tali senza esserlo (non tutti deo gratias) a prescindere dal partito di appartenenza (parola grossa) si sentono liberi di fare ciò che vogliono, di non dover dare conto a nessuno, di esercitare una sorta di autarchia deleteria, che dello stoicismo però se ne fottono, lasciando spazio all’egocentrismo, al delirio di onnipotenza…o al solo delirio! Ecco, e allora, riflettendo devo dire che io sono contento di discendere dai primati, dalle scimmie. Sì. Perché tra i primati il gruppo viene prima di tutto e viene difeso, indirizzato, governato dal maschio alfa. Lui governa, ma secondo regole ben precise, peraltro mai stabilite da nessuno, che regolamentano da sempre la vita sociale dei primati. E lo fa fin da quando, sfidato a duello un altro maschio, vince e viene riconosciuto dal gruppo come leader indiscusso. E lo fa fino a quando non soccombe, sfidato a duello da un altro maschio, lasciando – senza nulla più pretendere – il posto del comando al nuovo maschio più forte: chi vince governa, chi perde si fa da parte, mica chiede che poichè lascia il posto di capo branco gli venga dato il compito di coordinare la raccolta delle banane! Ecco, semplici regole di democrazia praticata, sia pur con un solo essere al comando. Io sono contento di discendere da loro, le scimmie, i primati. Ma ci pensate se fosse stato il contrario? Ma sapete quante bestemmie ci avrebbero indirizzato stè civilissime scimmie se fossero discese loro dall’uomo? E ancora più in particolare dall’uomo politico italiano o lucano? E chi ci capiva più niente nel branco? Tutti a comandare, a mangiarsi le banane degli altri, a cacare i semi dei chicchi di caffè un po’ ovunque, salire e scendere dagli alberi dell’ATER senza rispetto dell’ordine e della gerarchia… Però forse loro, le scimmie, una soluzione sarebbero riuscita a trovarla per riportare ordine e democrazia. Si sarebbero rese conto che le cose in quel modo non potevano funzionare. Loro ci sarebbero riuscite di sicuro, per una esigenza naturale. Ecco perché dico che seppur noi umani maledetti abbiamo perso il primato della politica, quella vera, vediamo se almeno riusciamo a praticare la politica dei primati. No, non primati nel senso dell’essere primo e superiore nei confronti di un altro, no: primati nel senso di scimmie.

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