Anna Ascani a Potenza per illustare la mozione a firma sua e di Giachetti. Incontro con i rappresentanti locali Silvano, Sileo e Pellettieri

di Redazione Angelomà

E’ venuta a Potenza, Anna Ascani, a presentare i contenuti della mozione4 che porta il suo nome insieme a quello di Roberto Giachetti. In un incontro con la stampa presso la sede del Partito Democratico, insieme con i rappresentanti in terra lucana della mozione, Lucia Sileo e Giacomo Silvano rispettivamente per Potenza e Matera, e Antonella Pellettieri a livello regionale.

Il Partito Democratico – è stato detto – come forza riformista e progressista di centrosinistra, ha di fronte a sé sfide enormi. Il populismo di governo è promotore e fautore di politiche improvvisate, sbagliate e pericolose ma è dotato di una potenza propagandistica impressionante e rappresenta per questa ragione una minaccia al benessere di tutti ed in particolare proprio di quelle classi sociali da cui ottiene maggiore consenso. Una minaccia al popolo quindi, ma anche alle istituzioni, su cui le democrazie liberali sono state edificate poiché uno degli obiettivi non dichiarati, ma evidenti, di Lega e Cinque Stelle è demolirne progressivamente il funzionamento e il ruolo. Il rischio secondo quanto detto, è che si rischia di spezzare il Paese: nord contro sud; impresa contro lavoratori; cittadini contro immigrati; giovani contro anziani. Il Partito Democratico deve parlare con una voce ferma e coerente, che rassicuri e offra soluzioni al paese intero. E’ stato invece affermato che l’Italia può crescere solo unita, solo se sviluppo e solidarietà camminano insieme, solo se si afferma fattivamente la compatibilità e complementarietà di sostenibilità ambientale e infrastrutture efficienti, di solidarietà e sicurezza, solo se la classe dirigente in tutti i settori non è percepita come distante ed elitaria, ma come capace di interpretare e guidare le istanze del popolo. Siamo quindi chiamati oggi a una sfida storica: costruire un’alternativa credibile al populismo di governo. “Dobbiamo – è stato detto acnora – continuare ad andare avanti. Senza rigettare le paure degli italiani, comprendendole, incontrandole, ma offrendo a questo Paese un’alternativa alla rabbia: la forza del cambiamento. La forza radicale dei riformisti.

l'on. Anna Ascani del PD

l’on. Anna Ascani del PD

Per fare questo secondo quanto ribadito dalla Ascani occorre “ripartire da noi stessi, dal Partito Democratico: pensato per durare almeno un secolo, sembra vecchio dopo solo undici anni di vita; la verità è che non è mai compiutamente nato. Un partito come strumento per cambiare il Paese, non come fine o terra di conquista”. Si chiedono consensi quindi, è stato precisato,  per dire basta ad un partito che in troppi territori misura uno spread pesantissimo tra un gioco malato e ormai totalmente autoreferenziale con gli iscritti e la distanza che aumenta dagli elettori, per dire basta alle realtà locali dove finiamo per avere più tessere che voti. E nel rispetto delle regole e del confronto democratico, basta anche al partito del congresso permanente”. Evfidenziata anche la rpesa di coscienza che nel 2019 “un Partito o è digitale o semplicemente non è. Questo non significa – è stato precisato ancora – abbandonare la partecipazione fisica o l’organizzazione tradizionale ma dobbiamo smettere di viverle in contrapposizione. Non possiamo non prevedere la completa digitalizzazione del tesseramento, la creazione di una piattaforma online, anche su app, che permetta e favorisca la discussione tra gli iscritti, la messa in rete delle best practices di circoli ed amministratori, la realizzazione di sondaggi, l’incontro tra la domanda e l’offerta di chi vuol realizzare progetti e di chi si mette a disposizione per realizzarli, la possibilità di creare circoli online, lo spostamento di parte delle risorse destinate alla comunicazione del Partito sulla rete per avere una presenza più forte e per realizzare attività di formazione per i volontari digitali, con un deciso investimento su questo fronte. Abbiamo undici anni di ritardo – hanno concluso – è tempo di recuperare terreno. Poiché, però, il partito per noi non è un fine, ma un mezzo per governare e riformare il Paese, dobbiamo lavorare sulla nostra proposta politica e sulle politiche da proporre, valorizzando e rafforzando i risultati dei nostri anni di governo e rilanciando i progetti non ancora portati a compimento”.