La proposta di soggetti minori del centrosinistra al segretario del PD Polese di scegliere il candidato presidente attraverso le primarie appare velleitaria e dilatoria, al di là del suo intento di partecipazione democratica alle scelte. Il leader indiscusso dei Dem, e ancora unico candidato Governatore del partito resta Marcello Pittella.

di Angelomauro Calza

Essì. La versione corretta è quella che “le primarie sono state solo richieste dai partiti della coalizione di centrosinistra al segretario del PD Mario Polese” il quale ha preso buona nota, inserendola nell’elenco delle “cose possibili”, ma non ha mai dato alcun assenso formale alla richiesta, che pertanto al momento resta tale, e appare pure velleitaria e prettamente dilatoria.

Il Segretario regionale del PD, Mario Polese

Il Segretario regionale del PD, Mario Polese

L’Assemblea regionale del 16 novembre indetta da Vito Giuzio si farà. Non sarà quasi certamente rinviata per prendere altro tempo adducendo magari la motivazione che il giorno dopo a Roma è stata convocata quella dei Mille delegati (che tra l’altro dovrebbe sancire la regola che il Segretario del partito ed il candidato Premier non possono coincidere con la stessa persona).

Il Presidente dell'Assemblea PD, Vito Giuzio

Il Presidente dell’Assemblea PD, Vito Giuzio

Più verosimile pensare invece ad una Assemblea di chiara sostanza ecumenica, che dovrebbe poi sancire solo una sua riconvocazione, con la scusa di discutere alla luce anche delle nuove regole nel frattempo stabilite a Roma, ma che in realtà serva a far slittare tutto a dopo il pronunciamento della Cassazione. Si potrà discutere sulla remissione del mandato a ricandidarsi di Marcello Pittella, ricevuto il 25 giugno, ma più verosimilmente ci si limiterà a prenderne atto e a ribadire che al momento nessun passo in questo senso è stato compiuto nè dal Partito, né dai parlamentari, che avrebbero dovuto farsi carico di svolgere una funzione politica più incisiva e determinante dopo i fatti del 6 luglio scorso.

il Senatore Salvatore Margiotta

il Senatore Salvatore Margiotta

Se questo è, resta una considerazione soltanto da fare: il Partito Democratico in Basilicata è sempre più “Marcello Pittella dipendente”. E se pure si dimette da Presidente, non vuol dire che si dimette da leader a questo punto indiscusso del PD.

E la Cassazione in questo gioca un ruolo fondamentale, tanto dominante che ne tutti aspettano il pronunciamento. Ma cosa accadrà? Beh, laddove il pronunciamento dovesse essere sfavorevole nei confronti di Pittella, lo stesso non potrebbe che mettersi in disparte, con la conseguente perdita della sua funzione politica dominante, di guida delle politiche e delle strategie del partito.

L'on.Vito De Filippo

L’on.Vito De Filippo

Se invece dovesse essere a lui favorevole, ovvio che non rinuncerebbe a candidarsi, in quanto nessuno ha ancora messo in discussione apertamente l’indicazione del 25 giugno e ritornerebbe prepotentemente alla ribalta. Paradossalmente, però, comunque vadano le cose, per Marcello Pittella sarebbe una sorta di sconfitta. Nel primo caso sarebbe ovvia ed evidente, ma nel secondo sarebbe fors’anche più difficile da gestire e digerire, in quanto il PD si ritroverebbe quasi certamente spaccato un attimo dopo l’annuncio della sua ricandidatura.

Nicola Valluzzi

Nicola Valluzzi

Ecco allora che è necessario adesso che Marcello Pittella giochi d’anticipo, che svolga una funzione fondamentale di progettualità e contenuti politico-programmatici che vadano oltre i personalismi, proprio per far risaltare la sua, di personalità, favorito anche dal fatto che i parlamentari hanno mostrato una sostanziale inattività forse voluta, quasi in attesa dell’autocombustione del personaggio. Certo, anche i parlamentari devono partecipare al gioco, sistemarsi per bene in campo e seguire con precisione gli schemi, ma il primo passaggio deve essere suo, di Marcello Pittella. Intanto per quel che riguarda le “primarie” potrebbero essere soluzione valida se si sapesse già intorno a quale progetto comune si va a votare per un candidato. Questo progetto ancora non c’è. Né di sicuro sarà partorito nell’Assemblea del 16. Sicuramente però, visti i tempi tecnici, entro una ventina di giorni al massimo va definito, in vista del voto di febbraio. Resterebbe da capire con chi, con quali soggetti interloquire. Di sicuro uno degli aspetti positivi delle primarie sarebbe il vantaggio di animare una mobilitazione e circoscrivere il perimetro di un periodo, vedere in campo una rosa di nomi, dare la possibilità di una scelta democratica… o una sua parvenza. Eggià, perché non abbiamo un solo esempio del passato di primarie in cui si accetta il risultato finale in maniera indolore, un solo esempio di primarie dove non siano sorte polemiche e litigi su chi abbia partecipato al voto e con quali diritti.

Piero Lacorazza

Piero Lacorazza

Quello che è nato come un esercizio di democrazia si è trasformato in un esempio di eccessiva e incontrollata partecipazione. Le primarie appartengono ad altri popoli e ad altre culture, non dimentichiamo che noi siamo italiani, non siamo bravi come i cinesi a creare dei falsi d’autore. Restando nella metafora calcistica ci troviamo con la palla delle primarie in tribuna, Margiotta sulla linea del fallo laterale in attesa che gli venga restituita per poter riprendere il gioco battendo su Valluzzi posizionato sul calcio d’angolo, Lacorazza, isolato e smarcato, in attesa che qualcuno gliela passi stà palla, e De Filippo in fuorigioco. Per vincere la partita manca solo chi compra l’arbitro.