A Balvano, al convegno organizzato dalla Fondazione Nilde Iotti, la Presidente confida ad Angelomà: “Non voglio mettere gli accenti sui problemi, ma i problemi ci sono e vanno risolti, ci vuole la politica che li metta al centro. Purtroppo non abbiamo questa politica”.

di Angelomauro Calza

Negli ultimi tempi le donne sono state sempre più protagoniste di fatti di cronaca e discussioni di primo piano, che hanno messo in evidenza una volta di più la voglia di abbattere definitivamente il muro della discriminazione che le separa nettamente dagli uomini. Ne abbiamo parlato brevemente con Livia Turco, più volte parlamentare e ministro, attualmente Presidente della Fondazione Nilde Iotti, a margine del convegno “L’Italia delle donne – settant’anni di lotte e di conquiste” organizzato a Balvano dalla Fondazione Nilde Iotti e dall’Amministrazione comunale

Livia Turco con il Prefetto di Potenza Giovanna Cagliostro e il sindaco di Balvano, Costantino Di Carlo (ph.Angelomà)

Livia Turco con il Prefetto di Potenza Giovanna Cagliostro e il sindaco di Balvano, Costantino Di Carlo (ph.Angelomà)

Tanti anni fa partecipai a Potenza ad una manifestazione organizzata da donne di estrazione politica e culturale trasversale, in occasione dell’approvazione da parte della Regione Basilicata della Legge sulle Pari Opportunità. In quella occasione, invitato a prendere la parola, evidenziai che la legge da quel momento c’era, e che bisognava solo ottenere la parità “nei fatti”. Mi pare fosse il 1987, circa trent’anni fa. Com’è ora la situazione?

Noi abbiamo delle ottime leggi, il problema è la loro applicazione, sono le politiche. Sulle politiche i dati parlano chiaro, e anche l’esperienza. C’è ancora troppa disoccupazione femminile, c’è ancora troppo precariato femminile, ci sono troppi sevizi sociali, ci sono povertà femminili e ci sono soprattutto questi giovani, il loro futuro, il loro lavoro, la possibilità di avere i figli che desiderano. Un paese che non fa figli è un paese privo di futuro. Son tanti i problemi che abbiamo. Ovviamente però abbiamo anche tante belle risorse, dove le donne ce la fanno, gli uomini e le donne insieme ce la fanno. Siamo un paese che poi sa reagire, sa tirare fuori le energie. Non voglio mettere gli accenti sui problemi, ma i problemi ci sono e vanno risolti, ci vuole la politica cheli metta al centro. Purtroppo non abbiamo questa politica

Rispetto al passato incremento di donne nelle classi e dirigenti, ma purtroppo la vera uguaglianza nel mondo del lavoro è dato dal lavoro e nero e dal caporalato. Una amara considerazione o cosa?

foto di gruppo a margine del convegno (ph.Angelomà)

foto di gruppo a margine del convegno (ph.Angelomà)

Sì. Purtroppo è così. L’uguaglianza sul lavoro tra uomo e donna si realizza col lavoro nero e con il caporalato. Purtroppo è così. Perché ai livelli apicali le donne sono emerse, non soltanto nella politica, ma anche nelle professioni. Abbiamo donne imprenditrici, in agricoltura, in tutti i settori. Le donne in questi anni sono state l’anello forte della catena della solidarietà femminile, del lavoro di cura, le mamme che aiutano i figli, le nonne, le bisnonne, sopperendo alla carenza di servizi. Se non ci fossero state queste… e poi ci sono state molte donne imprenditrici, donne impegnate in tutti i settori. Mi piace mettere in risalto questa forza femminile, il lato più positivo. Il punto è che tutto questo comporta sacrifici e molta fatica e ci sono ancora molte disuguaglianze tra donne. Questo è il dato che ci deve far preoccupare: che ci sono donne che ce la fanno e donne che devono accontentarsi di lavori sottopagati, con tanta fatica, donne che possono accedere a servizi e donne che non hanno i soldi per mandare i figli all’asilo nido. Questi sono i problemi della quotidianità. Sono problemi di cui bisogna occuparsi, se ne devono occupare i movimenti delle donne e se ne deve occupare la politica

…quella politica che spesso è compromesso… ma le donne sono più o meno propense al compromesso?

La politica è mediazione, incontro e anche compromesso. Le donne sono sempre state molto brave nel dialogo. Abbiamo l’esempio delle costituenti. Ora c’è l’avanzata di questa cultura individualista che ha colpito un po’ anche le donne. L’invito che faccio alle donne impegnate in politica è di fare squadra, di fare più squadra