Martina ha benedetto il Pittella-Bis, ma già in due hanno abbandonato il partito, e sono gli stessi che occupavano i primi due posti nel sondaggio realizzato da Angelomà a ottobre: la gente li vedeva bene come candidato Governatore. Lacorazza ha fatto un suo partito, ma Valluzzi cosa farà?
di Angelomauro Calza

il Presidente del PD Matteo Orfini

il Presidente del PD Matteo Orfini

Avevamo previsto che in Basilicata, a pochi giorni dal pranzo romano dei sostenitori di Marcello Pittella, sarebbe arrivato l’ennesimo Matteo, Orfini in questo caso, il Presidente del PD, in qualità di mediatore, per placare le acque agitate che sollevavano schiuma sbattendo contro lo scoglio della volontà di Marcello Pittella di ricandidarsi a Governatore della Basilicata. Orfini o qualche altro big del Partito Democratico. E’ arrivato addirittura Maurizio Martina! Certo, è venuto a Casa
Cava, nei Sassi di Matera in occasione delle celebrazioni della Giornata della Memoria, ma a margine del protocollo ufficiale ha colto l’occasione per svolgere quello che ancora è il suo ruolo politico all’interno del Partito Democratico. Le cronache parlano del dimissionario Martina che avrebbe dato il suo placet al Pittella-Bis.

La mente allora corre subito alla metafora, a quella vecchia barzelletta di un uomo che, all’interno di una sauna, risponde al telefonino che squilla: “Caro, sono io, tua moglie. Hai dimenticato a casa la carta di credito. Giacchè mi trovo qui per strada davanti a una gioielleria volevo dirti che ho visto un anellino di 10.000 euro… Che faccio, posso comprarlo? “Sì, certo, compralo” risponde l’uomo. E lei: “giacchè ci sono, affianco ci sta un atelier che ha in vetrina un tailleur fantastico, ma costa forse un po’ troppo, 5.000 euro… lo prendo?” “Sì, cara, prendilo” “ah… scusa… dimenticavo… hanno anche una pelliccia, è un po’ cara, è di leopardo… quasi 20.000 euro… che dici?” “Prendila cara”. “Grazie amore, grazie”. Chiuso il
telefono, il signore lo mostra agli altri e chiede: “Scusate, ma di chi è questo telefonino?”.

marcello pittella

Marcello Pittella

Ecco, tutto per dire che Martina ha detto sì, ma che garanzia può offrire? E Zingaretti? Che ne dice Zingaretti? E se le primarie del 3 marzo sancissero una sonora sconfitta di Martina, come pare possa accadere, visto l’andamento nei circoli? A Martina alla fin fine dire sì non è costato niente, il problema reale è capire “quanto PD” sta realmente dalla parte di Marcello Pittella: in Basilicata l’elettorato di quel che dicono i big a Roma se ne è sempre infischiato. Inutile negare che a livello locale un Pittella, un Margiotta, un Lacorazza hanno più seguito di Renzi, Martina, Giachetti, Orfini… Sono i lucani, da sempre, che guidano l’elettorato, e sono i vertici nazionali che hanno bisogno di loro, e non viceversa! Lo scorso mese di ottobre Angelomà fece un sondaggio online per verificare il gradimento dei lucani verso alcuni personaggi: pur tra mille contestazioni e osservazioni, alla fine per il centrosinistra Nicola Valluzzi ottenne 4.202 voti e Piero Lacorazza 3.833 su poco più di 8.500 votanti. Entrambi, pur tra mille distinguo, uomini del Partito Democratico.

Lacorazza

Lacorazza

A distanza di tre mesi da quel 10 ottobre, e di tre giorni l’uno dall’altro entrambi hanno ufficialmente preso le distanze dal PD. La domanda che sorge spontanea è: quanti li seguiranno e non daranno il loro voto al Partito Democratico? E quanti invece opereranno una scelta diversa? Anche perché nel caso di Lacorazza l’alternativa ad un voto al PD e a Pittella è un voto allo stesso Lacorazza, ma nel caso di Valluzzi? Se per ripicca si decidesse di non votare Pittella e il PD, dove si riverserebbero i consensi? E lo stesso ex Presidente della Provincia di Potenza dove deciderà di candidarsi o anche semplicemente votare e far votare?

 

Nicola Valluzzi

Nicola Valluzzi

In conclusione: possono giungere in Basilicata tutti i big che vogliamo, ma i pezzi del Partito democratico saranno artefici del proprio futuro in maniera endogena, con o senza Pittella, se lo vorrà o se non lo vorrà Pittella, ma quali che siano le indicazioni e benedizioni dall’alto saranno sempre e soltanto fatti che serviranno a riempire le pagine dei giornali: le decisioni che contano le prendono gli uomini che hanno peso sul territorio. La domanda finale è: guardando oltre, dopo tutta questa animosità, magari anche dopo le elezioni, saranno però in grado tutti i pezzi dell’area progressista di ricomporre il puzzle?
O ci si avvia una insanabile diaspora che porterebbe alla dissoluzione?