Solo con il coinvolgimento di quanti più soggetti abilitati possibile si può riuscire e testare l’intera popolazione in tempi brevi. Tamponi a 18 euro? Si può. Perchè farli pagare quattro volte di più e farli fare solo a pochi? Qual è il bene supremo da perseguire, la salute pubblica o l’aumento degli zeri di alcuni conti correnti privati?

di Angelomauro Calza

 

La pandemia ci ha presi di sorpresa, tutti. Non so quindi se a livello nazionale, regionale, locale si poteva fare qualcosa di più, di meglio, di diverso: non abbiamo termini di paragone, non ho le competenze come almeno il 90 per cento della popolazione italiana e lucana. E le competenze non le aveva a marzo manco chi ai diversi livelli ci governa: presi di sorpresa pure loro. A marzo. Poi… poi è entrata in campo la scienza, la ricerca, che ha dato e sta dando una grossa mano alla politica, che però spesso non ricambia la cortesia, non la segue, non si adatta, si incaponisce e così, a nove mesi dalle prime morti per Covid-19, alcuni atteggiamenti e decisioni della politica la rendono non più giustificabile. Oggi riceve di continuo sufficienti informazioni scientifiche per poter mettere in campo azioni concrete quantomeno di contenimento della pandemia. Ma, allora, la politica fino a che punto ascolta la scienza? E chi sono poi i suoi consiglieri terminali? Scienziati? O (anche) rappresentanti di interessi economici smisurati? O altri politici che pretendono di essere ascoltati sennò votano contro? E chi ha più peso e motivazioni per trovare ascolto presso la politica? Il ricercatore a contratto, l’altro politico o la casa farmaceutica? E, a livello locale, i grossi laboratori attrezzati per poter effettuare i test a pagamento a botte di 80 euro a test o farmacie e parafarmacie sino ad oggi escluse, ma che potrebbero effettuare lo screening “a tappeto” e – soprattutto – a prezzi molto più contenuti? Perché le Regioni non consentono ancora questo tipo di test che contribuirebbe a porre in essere un processo selettivo a monte, evitando così intasamenti presso le strutture del servizio sanitario nazionale? Ma noi siamo lucani, viviamo in Basilicata, e allora all’assessore Rocco Luigi Leone e al Presidente Bardi che tentano di gestire questa emergenza epocale in sintonia e leobardiana simbiosi, chiediamo: quali sono i motivi reali per cui ancora non è stata data possibilità anche ad altri Centri medici, altri studi privati attrezzati di potersi affiancare a quei pochi laboratori già autorizzati? Perché non è stata ancora data la possibilità anche a Farmacie e Parafarmacie lucane di poter effettuare test rapidi ai cittadini? Ed è previsto che ciò accada? E, se sì, quando? Non abbiamo già perso troppo tempo? E, se invece no, Perché? Sono, Farmacie e Parafarmacie, gli unici presidi sanitari presenti in tutti i Comuni e pure in qualche frazione, lo screening sarebbe davvero capillare! Ovviamente con tutte le prescrizioni del caso, quali personale qualificato (che ci sta, magari in fasce orarie prestabilite, ma ci sta, chi sente davvero di fare opera diffusa di salvaguardia della salute esiste ancora, soprattutto tra medici e infermieri), loro tutela, salvaguardia della privacy e obbligo di segnalazione al medico di famiglia dei casi positivi per la successiva attivazione del protocollo previsto. Basterebbero poche settimane per testare l’intera popolazione lucana ed avere così un quadro di riferimento più completo e quindi più attendibile per poter studiare le misure da porre in essere. Questo alla luce anche della comunicazione che è stata inviata dal Dipartimento Politiche della persona ai sindaci e alle Aziende Sanitarie che autorizza a svolgere test antigenici quale azione di contrasto utile al momento contingente. Ebbene, chi e dove dovrebbe effettuarli questi test? E i costi? Chi li sopporta? Ecco allora l’utilità della farmacia e della parafarmacia, con contatto diretto e in loco, senza spostamenti pericolosi e difficili di questi tempi, nel rispetto pieno delle regole, e se alle domande poco sopra esposte si è già data risposta, ecco che sicuramente non guasterebbe affatto se operassero in affiancamento.  Abbiamo dato notizia (vedi  https://www.angeloma.it/news/cuore-di-napoli-il-tampone-e-sospeso-solo-per-filantropia-non-perche-manchino-i-reagenti/ ) nei giorni scorsi di una iniziativa a cura di un paio di associazioni che al Quartiere Sanità di Napoli riescono ad effettuare questi screening al costo di 18 euro: mica siamo più fessi di loro, no? Se a quel prezzo si riesce, si può riuscire pure in Italia e qua in Bardilicata, perché in quei 18 euro ci stanno tutti i costi da sopportare che vanno giustamente ammortizzati, non solo quello di tampone e reagente, ma non è detto che pochi debbano necessariamente realizzare profitti da capogiro con la paura, la preoccupazione e la pelle delle persone! E a 18 euro l’operazione assume contorni di fattibilità, sia perché allarga il range di cittadini che potrebbero permettersi di pagarselo loro il tampone, sia per le casse della Regione in caso di rimborso della spesa. A meno che non sia giustificato che i tamponi continuino a farli le poche strutture private autorizzate ad oggi in tutta Italia, facendosi pagare anche quattro volte tanto. La situazione è quella che è, e in Bardilicata bisogna far presto, non perdere altro tempo e non diventare interpreti per qualsivoglia motivo del pericoloso “leobardiano” ossimoro metaforico “e il naufragar m’è dolce in questo mare”: noi dal naufragio vogliamo e dobbiamo salvarci! Tutti! Atkà business dei tamponi!

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