E’ in corso una videocall di tutti i maggiori esponenti lucani che si sentirebbero tra l’altro vittime di poca imparzialità nei lavori consiliari e contrariati dal voto di Forza Italia in favore di Piro invece che di Carmine Cicala.

di Angelomauro Calza

 

La Lega sta discutendo. I suoi maggiori esponenti lucani in queste ore che precedono la seduta consiliare prevista per oggi pomeriggio alle 15 sono incollati a computer e Ipad riuniti in videocall: deve decidere se aprire la crisi alla Regione Basilicata. Parrebbe che alla base di tutto ci siano comportamenti giudicati non imparziali e penalizzanti proprio per il partito di Salvini. Ma cosa è successo? E perché? Cerchiamo di riassumere. L’impressione dell’immediato post-Consiglio era che, nonostante l’apparente compattezza, il voto sul Piano Strategico Regionale espresso dalla Lega… non votandolo, non tutti nel partito di Salvini fossero d’accordo sull’astensione. Evidentemente le posizioni del vice segretario regionale, Massimo Zullino, hanno prevalso su tutto. Zullino, una volta anima ribelle, bastian contrario, rompiballe (appellatelo come volete), ora oltre che vicesegretario regionale del partito è anche quello che ha favorito (sta favorendo) la fuoriuscita di Giovanni Vizziello da Fratelli d’Italia: cambia il suo peso specifico all’interno del partito e del Gruppo consiliare. Ed è anche quello che, mal digerendo insieme ad altri la nomina di un non leghista ad Acquedotto Lucano, ora tenta di tenere in stretto rapporto il voto favorevole al PSR con la nomina al Consorzio di Bonifica, ma anche e soprattutto con la discussione e la votazione in aula della Proposta di Legge 103, che cita il Consorzio al punto 9. L’atto è fermo da otto mesi e Piergiorgio Quarto non ha mai convocato la Commissione per discuterla, con il risultato che una proposta di legge a firma di un vicesegretario regionale di partito non viene tenuta in debita considerazione dalla maggioranza. In realtà la Lega non ha mai chiesto a Bardi contropartite né ha il broncio nei confronti del Presidente.

Il Presidente della Seconda Commissione Consiliare permanente, Luca Braia

Il Presidente della Seconda Commissione Consiliare permanente, Luca Braia

Evidentemente c’è solo che a Salvini potrebbe non andare a genio che si possa trattare la Lega senza tener conto che ha il 50 per cento dei consensi, 6 seggi su 12, della maggioranza. Non è andato giù, evidentemente, il convocare e tenere un Consiglio straordinario contravvenendo ad accordi di programma sulla tempistica delle commissioni consiliari. Pare che nel Consiglio in cui sono stati votati i tre delegati alle elezioni del Capo dello Stato, era stato deciso che l’ordine del giorno sarebbe dovuto proseguire nel Consiglio regionale del 18 gennaio perché il Consiglio del 25 gennaio, come previsto, non si sarebbe tenuto proprio per l’assenza dei tre grandi elettori. L’ordine del giorno della seduta dell’11 gennaio quindi, rinviato al 18, al punto 1 avrebbe dovuto prevedere la proposta di legge n.103/2021, a firma Zullino, che era iscritta al secondo punto della precedente seduta. Poi seguiva la 18/2029, sull’istituzione del servizio di psicologia scolastica, a firma Braia. In quella sede pare sia stato assunto impegno sia da Braia che da Zullino di completare l’iter delle Commissioni per il Piano Strategico regionale che sarebbe stato approvato in aula, il giorno dopo, con rito ordinario.

Il Presidente Carmine Cicala con il Consigliere di FI Franco Piro

Invece il Consiglio è divenuto straordinario con il conseguente, ennesimo rinvio della discussione della Proposta di legge 103. Per la Lega quindi sarebbe stato disatteso un accordo politico, e su questo attende spiegazioni. Ecco che allora in queste ore la Lega deciderà: o il Presidente Bardi si fa garante della imparzialità per il futuro e sin da subito, o si aprirà ufficialmente la crisi con motivazioni che saranno esclusivamente politiche.

Tra le altre motivazioni il fatto che Forza Italia non abbia rispettato l’accordo originario per i delegati all’elezione del Presidente della Repubblica: da una conta ovviamente presuntiva, anche il voto del Presidente Bardi non sarebbe stato dato a Carmine Cicala, ma a Franco Piro, quindi un voto contro il Presidente del Consiglio regionale che non deporrebbe certo a favore della compattezza della coalizione.

Giuseppe Moles e Vito Bardi

Giuseppe Moles e Vito Bardi. Alle loro spalle Franco Piro

Indiscrezioni parlano di un Bardi contrariato per la non approvazione del PSR che nella riunione di maggioranza tenuta subito dopo il rinvio dell’ultimo Consiglio abbia in buona sostanza fatto capire agli alleati che se non si approva il Piano Strategico regionale e non si ritrova compattezza tra le forza alleate di centrodestra al suo ritorno da Roma, dopo l’elezione del nuovo Capo dello Stato, potrebbe arrivare ad azzerare la Giunta regionale, forte anche della apertura che Italia Viva ha rappresentato presentando proposte innovative integrative del documento che Bardi ha molto apprezzato, esternando il suo compiacimento: un segnale trasversale? Non lo sappiamo, ma voci alternative sui contenuti della stessa riunione parlano di qualcuno che pare abbia detto al Presidente che se ha intenzione di dimettersi, lo faccia, e proprio per l’autorevolezza che ha, lo faccia senza annunciarlo onde evitare il pericolo di trasformare un atto serio e delicato in una azione poco credibile. Cosa accadrà ora? Basteranno poche ore per saperlo. La nota positiva è che sicuramente avremo come risultato un momento di chiarezza… almeno si spera.

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