Anche in Basilicata candidati sempre i soliti nomi, cui si aggiungono stavolta molti consiglieri regionali: tutti aspirano a un posto in Parlamento. I cittadini sono pigri, ormai rassegnati e stanchi di contestare e chiedere un rinnovamento reale. Un momento storico che rende sempre più attuale Bakunin

 

di Angelomauro Calza

La verità, non l’impressione, lo stato delle cose, non l’apparenza, è che il modus operandi di leader di partito e pontieri al loro servizio stanno intessendo tele di alleanze volte più a salvaguardare postazioni che non basate su intese solide, se non di compatibili fattori ideologici, almeno di comuni intenti programmatici. Gli interessi di pochi ai danni di quelli di una nazione? Beh, la rassegnazione ha purtroppo sostituito la religione nell’assumere l’identità di oppio dei popoli. Già da anni i simboli dei partiti sono diventati l’emblema dell’egocentrismo di pochi in sostituzione di teorie ideologiche che pure sono state la sostanza dell’azione politica democratica di uomini colti e cittadini coscienti di sé, dei loro meriti e soprattutto dei loro limiti. Un partito che ritiene di identificarsi nel nome di un suo leader e gli iscritti che lo consentono sono la negazione della politica stessa, dell’articolo 49 della Costituzione che a ben leggere e riflettere predica l’esatto contrario: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Quindi una struttura costruita dal basso verso l’alto. Non il contrario. Un partito che fa riconoscere nella propria essenza i cittadini attraverso il nome di un suo pur autorevole esponente (che tra l’altro spesso lo ha creato proprio per suo interesse) è la negazione del primato del partito stesso e della politica. I partiti nati come terminali di ideologie, pensieri filosofici ed esperienze della loro applicazione sul campo sempre in divenire, sempre attuali e aderenti al momento storico ci hanno lasciato tanto. Mi chiedo cosa ci abbiano lasciato in eredità (solo ad esempio) la Lista Di Pietro? E perchè nasce la Lista Bonino? Era la costola migliore del Partito Radicale? E tutti gli altri? Chi più ne ha più ne metta, trasversalmente, senza simpatie e antipatie né servilismi sciocchi.

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
30-08-2011 Roma

E compariamole queste liste con quelle della DC, del PSI, del PCI, del MSI, del PR, del PRI e del PLI di una volta, tanto bistrattate da chi prende le distanze dalla cosiddetta “prima Repubblica”! E facciamoli questi confronti di merito, di contenuto, di cultura, di preparazione politica, di peso che ancora esercitano nella storia d’Italia! E traiamo conclusioni. Bisogna averne il coraggio! Perchè questo è il coraggio, non quello di cambiare casacca e adeguarsi al “nuovo”. Nuovo cosa? Nuovo che? Che vuol dire? Quali sono i contenuto di questo “nuovo” che avanza… forse solo per riempirsi la panza? Eppure oggi tutti i nuovi leader proclamano il loro incarnare e perpetuare la tradizione politica di qualcosa o di qualcuno. Beh, io non la penso così è mi sento di dare ragione a Bakunin quando diceva – più o meno, ma il senso si comprende – che la tradizione non si può ereditare e chi la vuole la deve conquistare con grande fatica. Ecco, io non la vedo questa grande fatica degli attuali leader. Vedo piuttosto pigrizia. Una pigrizia che esalta le cose scontate impegni di fare e promesse di dare in luogo della ricerca, anche delle cose impossibili, quella utopia che proprio perché tale ti consente di realizzare quantomeno il meglio possibile. Sì, ancora Bakunin, attuale più che mai in questo momento che dovrebbe servire a riavvicinare i cittadini alle urne, al voto, a consentirgli di riprendersi almeno la possibilità di preferire, che invece il “Rosatellum” gli nega, facendo sì che il libero voto, la libera scelta, si sia trasformata in un processo che si spera non sia irreversibile, di inutile “libertà di ratifica”.

Calvera interpretato da Eli Wallach

E in questa tornata elettorale, ancora una volta e una volta di più, lo percepiamo, lo vediamo, lo tocchiamo, lo constatiamo sin da ora, quando i deputati a stabilire e decidere chi dobbiamo “votare per ratificare”, fanno filtrare nomi di possibili candidati: si conoscono solo quelli che si dovrebbe decidere di far eleggere, quelli cui spettano i posti migliori nelle liste, da cui usciranno i probabili “fantastici sette” lucani che stavolta però il popolo di lavoratori e famiglie non lo difendono, ma lo sfruttano confondendo Calvera, che è un Comune lucano, con Calvèra che è il bandito messicano del celebre film.

Michail Bakunin

Sono – sembra populista come affermazione, ma è dura realtà – sempre gli stessi, arricchiti dell’aggiunta di una pletora di altri “sempre gli stessi”. Essì, perché ai parlamentari uscenti, che pure hanno un qualche diritto a rivendicare una ricandidatura, non foss’altro per rimarcare e far sapere che hanno lavorato – in verità qualcuno anche bene – a Roma per i lucani in Basilicata, si stanno aggiungendo assessori e consiglieri regionali, quasi a voler rimarcare che poiché dopo tre anni di impegno pressochè esclusivo per risolvere le varie crisi che hanno di fatto paralizzato l’attività politico-amministrativa dell’Ente Regione, meritano di andare in Parlamento come una sorta di promozione, un balzo per fortificare la loro carriera politica per risultati raggiunti spesso solo autoreferenziali, sostenuti da un popolo pigro anch’esso, perchè fiaccato e stanco di dirgli in faccia che da loro ci si aspettava altro (massì, iat’ addò cazz’ vulit’, basta ca v’ luate da nanz’!). Ecco allora che non si comprende come possano altri cittadini savi accettare di essere candidati sapendo già in anticipo che per loro non ci sarà alcun successo se non quello (per alcuni, e per questo ammirevoli) di essere riusciti a riaffermare che ancora c’è chi crede nei partiti e nella politica e che una candidatura di servizio “deve” esserci per poter tentare di uscire da questo pantano maleodorante di finta democrazia. E i cittadini? I cittadini indecisi sarebbero contenti di poter tornare in massa a votare perché sulle liste ci sono quantomeno nomi nuovi cui poter dare fiducia sperando che non ripaghino con l’allineamento al potente di turno il voto ricevuto. Ma questo non sarà possibile testarlo. anche in Basilicata i nomi saranno sempre gli stessi e nell’ordine deciso dall’alto, e i votanti sempre di meno, purtroppo. E comunque vada bisogna comunque andare a votare perchè è l’unica arma nelle nostre mani di cittadini partecipi di quel poco di democrazia che ci è rimasta. Come finirà? Ritorna in soccorso Bakunin: “E’ vero che le rivoluzioni sono sempre per tre quarti fantasia e per un quarto realtà, ma è anche vero che le rivoluzioni non le fanno né individui né società segrete. Nascono in certa misura automaticamente; le producono la forza delle cose, la corrente degli eventi e dei fatti. Si vanno preparando a lungo nelle profondità dell’oscura coscienza delle masse; poi esplodono improvvisamente, non di rado per cause in apparenza insignificanti”. Solo in apparenza.

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