Se fosse stato in lizza un candidato imposto da Roma gliene sarebbero stati chiesti di meno. De Filippo cerca il bis. La donna sarà scelta tra Locantore e Sileo. Margiotta ha l’alternativa al Senato: la Presidenza della Regione. Ma antagonisti di Bardi sono anche Marcello Pittella se non viene candidato e Roberto Cifarelli, che ha dalla sua il fattore territoriale.

di Angelomauro Calza

 

Ma quale Cecilia D’Elia? Cosa ha a che vedere con la Basilicata l’onorevole PD eletta alle suppletive di gennaio nel Collegio di Roma Trionfale, il numero uno della Capitale?

L’on. Cecilia D’Elia

Sì, è nata a Potenza, la madre è stata autorevole Consigliere regionale dell’allora Partito Comunista,  come tutti i giovani del mondo, ha avuto le prime cotte in città e si dice che ha avuto flirt di gioventù all’epoca della Figc del capoluogo: tutto normale, ma poi? Ha studiato fuori, a Siena, dove si è laureata, e si è trasferita a Roma, dove – altalenando tra Democratici di Sinistra, Sel e poi PD, ha ricoperto diverse cariche amministrative sia al Comune che alla Provincia, e ha ricoperto incarichi di rilievo con Zingaretti alla Regione Lazio. Letta le affidò invece l’anno scorso il compito di portavoce della Conferenza nazionale delle donne democratiche e da lì il balzo a Montecitorio: una carriera invidiabile e impeccabile, che non consente di mettere in discussione le sue capacità e la sua esperienza (guai a farlo! E’ persona di qualità!), ma la domanda resta: cosa c’entra con la Basilicata?

Raffaele La Regina e Lucia Sileo

E poi il segretario Raffaele La Regina ha dato a Letta sette nomi, si è tolto l’impiccio e se ne è andato tranquillo a mangiare una pizza: tanto decide Roma, meno male! I nomi segnalati, così come richiesto,sono tutti lucani: se ci fosse stata l’idea di imporre un esterno ne avrebbe chiesti sei, no? E poi fonti autorevoli assicurano: “della D’Elia candidata qui sento parlare solo in Basilicata, a Roma questa cosa non si è mai sentita”.

Maura Locantore

Maura Locantore

Vale a dire che ha ragione chi afferma che alla fine, nonostante tutto, il vero nome “rosa” in campo, papabile per una candidatura seria alla Camera dei Deputati resta quello di Maura Locantore, che da anni si spende per il partito sul territorio e che più volte ha visto svanire le sue legittime aspirazioni e probabilmente anche qualche promessa ricevuta. E però ci sarebbe anche il nome di Lucia Sileo, della Direzione nazionale del PD, già due volte “candidata di servizio” al Parlamento, che in Direzione regionale ha dichiarato che non accetterebbe mai un terzo impegno da predestinata alla non elezione a priori, pur inserita nella lista dei “magnifici sette” che il segretario regionale Raffaele la Regina ha consegnato a Letta qualche giorno fa. Perché la D’Elia e non una delle altre due? Sì, in effetti a ben ragionare è Letta che deve decidere, ma in Basilicata corre il rischio di mandare tutto a carte quarantotto se non opera i calcoli giusti. E non ci riferiamo ovviamente solo alla questione delle quote rosa.

Enrico Letta sta pensando a come risolvere la questione candidature in Basilicata

Camera, Senato, Regione, Territorio, deroghe, uomo, donna: fattori da far quadrare. tutto si gioca in un intreccio complicato, come quando vai a pescare, ti si ingarbuglia la lenza e tenti di sciogliere quel maledetto intrigo di un solo filo, ma che sembra composto da cento diversi capi che si intrecciano e tu, dopo qualche vano tentativo paziente, inizi a tirare a casaccio, sempre più velocemente, sperando di scioglierlo quel groppo, quel viluppo, che invece si serra sempre più, fino a quando ti decidi e… tagli il filo! Lo tagli e lo giungi all’altro capo, felice di aver trovato la soluzione. Sì, ma a che prezzo? Quanti metri di lenza hai sprecato gettandoli via? Al Senato, all’uninominale, nel PD sicuramente nessuno anela al posto disponibile  e quindi, nessuno insidia nessuno, anzi: accettasi anche autocandidature. Verosimilmente, quindi, Salvatore Margiotta vorrà un posto al proporzionale. In alternativa però è già pronto a rivendicare un pettorale per la corsa alla Presidenza della Regione.

il Senatore Salvatore Margiotta

Senatore Salvatore Margiotta

Fattore questo che si intreccia innanzitutto con il destino politico di Roberto Cifarelli, che alle prossime Amministrative ad essere l’antagonista di Vito Bardi (si ricandida Presidente, altro che posto a Roma come molti dicono!) un pensierino lo ha fatto, vuoi per curriculum, vuoi perché non ha mai rotto le scatole con richieste continue, vuoi soprattutto per fattore territoriale: è ora che un rappresentante del materano sia di nuovo in lizza, magari tentando la carta di un accordo con il Movimento Cinquestelle. De Filippo e Pittella tutto sommato non avrebbero grosse riserve ad appoggiarlo, salvo che… (beh, lo diremo più appresso). Infine perché da uomo di partito non ha posto alcuna obiezione quando non è stato inserito nei sette nomi consegnati ad Enrico Letta (anche se a discapito del fatto che Matera per la seconda volta nell’Italia repubblicana certamente non avrà un rappresentante di sinistra).

Vito De Filippo

l’on. Vito De Filippo

Per ovvietà tra quei nomi ci sta quello di Vito De Filippo, in cerca di una riconferma, forte anche dell’ultraventennale amicizia con il Segretario del partito, iniziata quando erano entrambi della Margherita. Poi quando Letta si candidò nel 2007 al primo Congresso del Partito Democratico, il “Vito lucano” fu il suo testimonial a livello nazionale. Ma il rapporto e l’amicizia tra i due è fatto anche di tante altre cose (non dimentichiamo l’uscita fragorosa di De Filippo da Italia Viva…). Il suo naturale antagonista alla candidatura “pesante” è Marcello Pittella, della stessa corrente di Margiotta, “Base riformista”. Difficile pensare che Letta (deputato a decidere) candidi entrambi, ma del resto l’ipotesi Regione per l’ex sottosegretario dirimerebbe la questione. E veniamo a Marcello Pittella. Lo avevamo già scritto (LEGGI QUA L’ARTICOLO DI RIFERIMENTO): un partito che sia un partito dovrebbe fare chiarezza rispetto alla storia di Pittella. Era Presidente, doveva essere ricandidato, una guerra anche interna lo porta a rinunciare, affronta la vicenda giudiziaria, poi viene assolto. Che avrebbe fatto in un caso come questo un partito di altri tempi? Nella ingiustamente vituperata “Unica Repubblica (non la Prima, perché non ne esiste una seconda o una

Roberto Cifarelli e Marcello Pittella

terza…) un partito avrebbe messo in campo le priorità. Di sicuro ci troviamo di fronte ad uno strano caso di principio della fisica, azione-reazione: la non-candidatura di Marcello Pittella sicuramente indebolirebbe Vito De Filippo, la non-candidatura di Vito De Filippo indebolirebbe Marcello Pittella (massì, dai, che è chiaro il concetto, non dite di non comprenderlo! Non chiedete di essere sempre espliciti!). Potrebbe accadere quindi che i Cinquestelle operino un sorpasso nei confronti del PD soffiandogli un posto a Roma, e contestualmente potrebbe rafforzarsi talmente Italia Viva da soffiargliene un altro raccogliendo il resto più alto: sarebbe una disfatta totale. E allora, “come l’amma cerne stà farina”? Mica facile, anche perché se da una parte solo un impegno eventuale a ricandidare Pittella alla Presidenza della Regione in alternativa al Parlamento parrebbe poter forse sanare la questione, restano alcuni interrogativi chiave: come si metterebbe con Margiotta e Cifarelli? Ecco perché ritorna la metafora della lenza che si ingarbuglia e del pescatore che alla fine decide di tagliarla e ricongiungerla per poter riprendere a pescare. E, quindi, ecco che la candidatura della donna diventa elemento centrale, richiede attenzioni di primo piano e spiega tante cose senza avere al momento per alcuni presunzione, ma parvenza di soluzione. Diciamolo in dialetto: “a’ veg’ comm’a nu suonn’… ca sta là…”

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