Alla vittoria del SI non ha corrisposto un recupero di consensi di liste e candidati: i Cinquestelle navigano in cattive acque, mentre Zingaretti si prepara ad avanzare richieste di ministeri a discapito dei rappresentanti M5S. Lazio alle urne entro fine anno? Sì, se il Presidente-Segretario diventa vice di Conte

 

di Angelomauro Calza

Urne ancora aperte e risultati a percentuale di scrutinio intorno al 50 per cento, ma già sufficientemente attendibili per tirare alcune conclusioni. La prima: la vittoria del SI che, seppur sbandierata come successo personale dei Cinquestelle non trova rispondenza con i risultati delle elezioni regionali dove il movimento ha subito una sonora sconfitta.

Luca Zaia, Presidente rieletto della Regione Veneto

Luca Zaia, Presidente rieletto della Regione Veneto

La seconda: i consensi oltre il 70 per cento ricevuti dal partito di Zaia nel Veneto non fanno che evidenziare quanto conti il Governatore rispetto alla Lega di Salvini, che si attesta intorno 14 per cento. La terza: l’ininfluenza dei voti di Italia Viva ai fini della vittoria del centrosinistra in Puglia. La quarta: il pareggio per 3 a 3 tra centrodestra e centrosinistra nelle elezioni regionali a statuto ordinario era una delle ipotesi che circolavano, ma una tra le meno attendibili, sostanzialmente sgradito al Premier Conte come risultato. Quindi bisogna che qualcuno prenda atto che in Veneto la Lega è Zaia, e non Salvini, e se si collega al calo di consensi nelle altre regioni, è lecito ipotizzare una discussione interna alla Lega quanto prima.

Vito Crimi, capo politico M5S ff

Ora Conte dovrà giocarsela

Nelle prime dichiarazioni sia Di Maio che Crimi si sono lasciati andare a commenti entusiastici riguardo la vittoria del SI al referendum, riuscendo a nascondere e spacciare per soddisfazione la grande delusione registrata a livello di consensi di lista e di persone nelle regioni dove si è votato anche per il rinnovo dei parlamentini locali: bisogna prendere atto che il partito in ascesa, sia pur moderata e strettamente collegata ai candidati Presidente più che alle proposte politiche in sé, è il Partito Democratico, capofila di quel centrosinistra che è riuscito a conquistare Puglia, Toscana e Campania. Il risultato alla fine imbarazza proprio il premier, G che avrebbe sicuramente preferito un 4-2 per il centrodestra, se non proprio un 4-1. Eggià, perché ora, con questi numeri, è fin troppo facile ipotizzare che il Partito Democratico chieda a Conte di rivedere i numeri all’interno del Governo: il referendum ha visto la vittoria del SI grazie anche allo schierarsi di Zingaretti con i Cinquestelle, il Movimento ha perso punti mentre il PD ha aumentato i consensi, Renzi è stato zittito dai risultati soprattutto pugliesi, con Scalfarotto di poco sopra il 2 per cento: tutto gioca a favore di una richiesta di incremento dei suoi ministri da parte del PD. Ed è in questo contesto che va a inserirsi e prendere maggiore credibilità l’ipotesi che abbiamo avanzato l’altro giorno, di Zingaretti ministro e il Lazio al voto entro la fine dell’anno.

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