Braccio di ferro Occhiuto-Tajani. Neanche Letta riesce a ricomporre la diatriba per la Segreteria. Intanto a Milano una tregiorni all’insegna dell’”Ottimismo della volontà” di craxiana memoria
di Angelomauro Calza
Ce l’ha messa tutta la sua capacità di mediazione, ma niente! Gianni Letta proprio a mettere d’accordo Roberto Occhiuto e Antonio Tajani sembrerebbe non esserci riuscito nonostante l’incontro in campo neutro, a casa sua.

Roberto Occhiuto (ph dalla sua pagina ufficiale FB)
E allora si va avanti così, con una sorta di muso lungo e broncio in casa di Forza Italia, tra i due: l’uno segretario, sostenuto da una buona fetta di partito, l’altro che vorrebbe prenderne il posto sostenuto da Marina Berlusconi. Occhiuto vuole la guida di quel “partito ingiallito” di cui ha parlato durante la presentazione del suo libro, a Roma, davanti a tutti quelli che lo sostengono, assenti tutti quelli che continuano a dare fiducia a Tajani, che di mollare la segreteria proprio non ne vuole sapere: dopotutto da quando Silvio Berlusconi glielo ha consegnato lui lo ha portato a quasi il 10 per cento, perché dovrebbe farsi o essere messo da parte? E se Occhiuto ha il sostegno di Marina Berlusconi, Tajani ha dalla sua chi, come per esempio il suo consuocero Barella, titolare di un cospicuo pacchetto di voti, è stato sentito minacciare (sarà vero?) che trasferirebbe tutto a piè pari dal generale Vannacci: voti e Federnuoto. Più in ombra da quando non è più Capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, pure sostenitore di Tajani, ma che dicono stia vivendo una fase di riflessione e pare che una qualche interlocuzione con Vannacci l’ha avuta pure lui. Motivo di divergenza di vedute il progetto di Marina che ipotizzerebbe l’allontanamento dal centrodestra ponendosi come possibile catalizzatore di attenzioni verso la costruzione di un soggetto decisamente più centrista.

Roberto Vannacci (foto dalla sua pagina ufficiale FB)
Il 22 aprile si è incontrata a tavola con Luca Zaia, invitato a pranzo a casa sua, e all’epoca in molti furono legittimati a pensare che più che del libro dell’ex governatore del Veneto che avrebbe editato Mondadori, abbiano parlato di un progetto politico di non poco conto, nel quale pare ipotizzassero di coinvolgere in qualche modo anche Elly Schlein. Un loro progetto che pare vedesse all’epoca già interessato, da destra, anche il governatore friulano Massimiliano Fedriga. In realtà, proprio per le caratteristiche che il nuovo soggetto politico racchiude, dovrebbe e potrebbe diventare attrattore di quelle anime che nel PD formato Schlein non si ritrovano più. Si invertono allora i ruoli? Non Marina che va verso il PD, ma pezzi del PD che si spostano verso il nuovo centro?

Marina Berlusconi (ph dalla sua pagna ufficiale FN)
Operazione improbabile? Forse, ma non tanto. A sostegno della tesi con una tempistica perfetta le dichiarazioni dell’epoca di Graziano Delrio a Repubblica: “Vorrei che la Schlein lanciasse segnali di attenzione più forti verso la cultura cattolico-democratica e che si desse piena cittadinanza a chi esprime una sensibilità diversa nelle varie articolazioni del partito”, quindi la cima lanciata al progetto Berlusconi-Zaia: “Per vincere bene e governare serve una quarta gamba centrista. Un soggetto moderato e riformista capace di attrarre anche i liberali di Calenda”. Sempre Del Rio affonda la lama nella ferita: “il PD deve badare a non perdersi chi ci ha creduto, ma è tentato di allontanarsi perché teme che non sappia più fare sintesi delle varie culture che l’hanno fondato”. Ma, a distanza di mesi, regge ancora l’idea e la speranza di vedere coinvolti Picierno, Gori, Guerini, Malpezzi, Fassino, Zampa, Margiotta, Lepri, Mancina e Mezzopane, più Quartapelle, Verini, Costa e Fioretti che non votarono la relazione di Elly Schlein alla Direzione nazionale del PD astenendosi?

Antonio Tajani alla presentazione dei candidati forzisti a Potenza nel 2024
È tutto da vedere, bisogna attendere, anche se la situazione interna al centrosinistra parrebbe favorire le fuoriuscite, visto che ancora oggi latita una linea politica univoca, condivisa, con Conte che scalpita e la SChlein che lo ammonisce “Uno non vale uno!”. Satiricamente saremmo più tentati di dire che attualmente nel campo largo in quanto a proposte di reale convergenza di idee, vedute e progetti “Non ne vale uno”, ma questo è un altro discorso. Intanto sempre in Forza Italia fa discutere anche l’iniziativa di Stefania Craxi, in programma il prossimo fine settimana a Milano, una tre giorni di discussione politica sul tema “L’ottimismo della volontà” che fa storcere il naso sia a molti di Forza Italia, ma anche a buona parte di quei socialisti che ricordano con nostalgia e rimpianti la fase craxiana della politica italiana e internazionale. Fatto sta che, come si diceva, in molti stanno maturando un’idea di prospettiva di passare con Futuro Nazionale laddove il progetto di spostamento più verso il sinistra-centro il partito dovesse andare in porto. Ma perché Futuro Nazionale e non Fratelli d’Italia? Perché esiste e sussiste la possibilità che non vengano accolti dalla Meloni che non vuole e non può mettersi contro Forza Italia. Insomma, tra Marina Berlusconi che sostiene il non appiattirsi a destra e le resistenze interne al suo progetto e alla segreteria Occhiuto, ma quanti di Forza Italia sarebbero pronti a spostarsi verso il sinistra-centro? Il vero rischio è che una spaccatura potrebbe voler significare la fine di Forza Italia, con i Berlusconi che potrebbero in estrema risoluzione abbandonare il partito al suo destino, cosa che si sussurra già dopo la morte del Presidente abbia attraversato la mente sia di Marina che di Piersilvio. In questo quadro, come si muoveranno gli Azzurri lucani, Presidente Bardi e Cupparo in testa? Appuntamento al prossimo ragionamento.

