Polemica tra l’ex ministro e il capogruppo Fd’I a via Verrastro. Questione politica, seria e non trascurabile, ma i segretari regionali del centrodestra tacciono

 

di Angelomauro Calza

È incredibile! Un moderato come Carlo Calenda scatena un putiferio con una sua dichiarazione! Proprio lui, mite, pacato, misurato, prudente, cauto, finanche timido. Che poi ha detto cose che da due anni, sia pur nelle quasi segrete stanze della Giunta, dice Azione.

L’incontro di Calenda con i giornalisti a potenza (ph. dalla pagina FB di Azione)

Calenda ha stimolato Bardi a fare meglio e di più, il più velocemente possibile e in maniera più incisiva. Lo ha fatto in una intervista, sapendo che in Regione gli unici che stanno proponendo sono i rappresentanti in Consiglio e nella maggioranza di Azione, soprattutto su sanità agricoltura e riforme. Immediata la reazione del capogruppo di Fratelli d’Italia, Michele Napoli, che sembrerebbe essere stato vittima di uno scivolone, perché sostanzialmente difende la coalizione e invita Azione a proporre. A ben riflettere, Calenda con la sua dichiarazione ha preso posizione rafforzando le iniziative dei rappresentanti del suo partito in Consiglio regionale: un segretario di partito quando i suoi lavorano di solito, se non commettono strafalcioni, li difende e li corrobora con il suo appoggio e il suo assenso rendendo più forte le posizioni. Ha fatto bene? Ha fatto male? il giudizio è soggettivo, ma ha fatto il suo dovere. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Michele Napoli, è intervenuto in difesa di Bardi, della Giunta e dei comportamenti della maggioranza.

Il capogruppo Fd’I Iin Consiglio regionale, Michele NApoli (ph. dalla sua pagina FB)

Anche qui: ha fatto bene? Ha fatto male? il giudizio è soggettivo, ma ha fatto il suo dovere, attirandosi l’immediata reazione di Pittella e Morea che in un comunicato lo invitano a convocare tutti i rappresentanti di maggioranza “per individuare soluzioni di futuro per la Basilicata, e non provvedimenti per posizionamenti di sorta”. La questione non è però riconducibile a una semplice schermaglia, a qualche botta e risposta che accende gli animi per qualche momento e poi si smorza. Nel passato alle accuse di Azione a Bardi e all’Esecutivo di non dare seguito in maniera convincente a quelli che erano gli accordi preelettorali con Azione sul tema della Sanità, dell’Agricoltura e di alcune riforme strutturali sono rimaste sostanzialmente inascoltate, tanto da far immaginare in alcuni caso il disimpegno di Azione dalla maggioranza. In quelle occasioni qualche timida risposta è arrivata dai diretti interessati e anche da Bardi che ha esercitato il ruolo di buon padre di famiglia mediando le tensioni che sono sempre rientrate. Stavolta però le osservazioni sono giunte da un segretario nazionale di partito, un partito che seppur in posizione di attesa per il suo collocamento a livello nazionale, in Basilicata è dentro la maggioranza. Una eventuale risposta, quale che fosse, era attesa, era prevedibile, certo, ma più opportuno sarebbe stato se a controbattere fossero stati anche i segretari regionali dei partiti di maggioranza, da Pepe, da Rotelli, dallo stesso Bardi-Segretario magari (o lo faranno nelle prossime ore? Boh?). E ha taciuto anche Italia Viva, che pure in Giunta ha una sua rappresentante. Sì, vabbè, si dirà che l’assessore è stato attribuito alla Lista del Presidente, non a IV, ma sono cose che si dicono pur sapendo la realtà dei fatti e che la giustificazione non può reggere: Polese, in una veste o nell’altra, qualcosa avrebbe dovuto dire, può ancora farlo, come gli altri, dopo l’esternazione di Napoli per renderla più autorevole, ma è il segnale che “non c’è politica”. Probabilmente e verosimilmente Italia Viva ragiona già e da tempo in chiave elettorale forte del fatto che al centrodestra non conviene inimicarsela per il momento, preferendo attendere che a sollevare la questione sia il centrosinistra: si muove sempre a sostegno di Bardi, figuriamoci se il centrodestra tocca Italia Viva che da qualche tempo sta vivendo in Purgatorio, e si bea proprio come un uovo nel sugo di ragù. La questione sollevata da Calenda non è di poco conto, è politica, seria e non trascurabile: proprio per questo alla fine il centrodestra la riporrà nell’armadio del dimenticatoio insieme alle altre cose che occupano già molto spazio.

 

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