C’è il “niet” di Azione alla ricandidatura di Bardi, ma non alla coalizione: senza attrarre esterni è difficile per l’attuale maggioranza in Regione ripetere il risultato del 2019.

di Angelomauro Calza

 

Bardi e Alberti Casellati,

Oh, finchè si scherza si scherza, e il Presidente Bardi lo sa che su di lui spesso abbiamo scherzato e ironizzato, ma sempre all’insegna della buona educazione e del massimo rispetto, solo che oggi la riflessione, caro Presidente, è un po’ amara, non ironica né avversa, ma frutto di un ragionamento che non si può sottacere.

E purtroppo è solo il fotomontaggio a rendere più leggera questa pagina, pubblicato per sdrammatizzare la situazione. Sì, il partito lo ha più volte sostenuto per bocca dei suoi massimi esponenti, da Alberti Casellati fino a Maurizio Gasparri e Antonio Tajani:

Tajani e Bardi

Bardi è il nostro candidato alla Presidenza della Regione Basilicata”, e noi puntualmente lo abbiamo sempre riportato, specificando che era però questo il pensiero – appunto – di Tajani, Alberti Casellati e Gasparri, ma non della intera coalizione. E’ fin troppo chiaro che il test delle Regionali è considerato importantissimo dalla Meloni, sia perché non può certo permettersi il lusso di perdere là dove già governa rimediando una incresciosa e imbarazzante magra figura, sia perché il voto regionale inciderà sensibilmente sulle Europee: la Giorgia nazionale perciò vuole innanzitutto un candidato che sia aggregante e non divisivo, la sua appartenenza politica è cosa secondaria.

l’intervento in videocall di Giorgia Meloni alla manifestazine di Fd’I a Matera

Concetto ribadito anche a Matera questa mattina nell’assemblea reigonale di Fratelli d’Italia in uno con il video messaggio della Meloni dal Cairo registrato ieri e trasmesso in contemporanea in tutta Italia. E anche Tajani pare che nelle riunioni a margine degli incontri pubblici abbia detto ai suoi che non c’è più Silvio Berlusconi, capace di aggregare già solo con il suo nome, e quindi c’è bisogno di un forte impulso che sia sostitutivo di questa capacità di aggregazione ormai in archivio.

Bardi e Gasparri

“Ma come fare”? dicono abbia chiesto qualcuno. La risposta è stata chiara e il messaggio ancor più limpido: bisogna avere la capacità di sapersi allargare attirando persone e nomi che sino ad oggi non c’erano o non era pensabile che approdassero a Forza Italia e al centrodestra. E come non pensare, a questo punto, a riferimenti a Marcello Pittella e ad Azione? A Mario Polese e a Italia Viva? Del resto il calcolo è fin troppo semplice: nel 2019 Bardi e il centrodestra hanno vinto ottenendo il 42,2% in competizione con altre tre liste: quella di Carlo Trerotola, centrosinistra, che ha conseguito il 33,1%; Antonio Mattia, Cinquestelle, con il 20,3% e Valerio Tramutoli, con il 4,4%. Tenuto conto che questi tre candidati cono tutti riconducibili ad antagonisti del centrodestra prima ancora che tra loro, non si può negare che Bardi e il centrodestra hanno, sì, ottenuto il 42,2 per cento, ma gli altri hanno messo insieme il 57,8%! Tutto su una percentuale di votanti pari al 53,52% ed escludendo bianche (10%) e nulle (37%).

Marcello Pittella

Che la partita si giochi soprattutto nel tentativo di recupere l’astensionismo lo abbiamo sempre detto ed è ragionamento comune, in quel caso tutte le previsioni potrebbero saltare, ma se restiamo ai voti validi del 2019 non si può non ragionare evidenziando che ad oggi non pare ci siano in campo più schieramenti contrapposti al centrodestra: si parla di due sole liste, una di centrodestra, una contro. Se così fosse, la vittoria della attuale maggioranza sarebbe tutt’altro che scontata. Se guardiamo poi alle scorse Politiche il ragionamento si rafforza: il centrodestra alla Camera ha ottenuto il 38,3%, Centrosinistra e M5S insieme il 46,6%. E se questo è, sempre a dar retta alle voci di corridoio, ma anche di camerini, scale, stanze, piazze, vicoli e sottoscala, determinante diventa la scelta di Marcello Pittella e di Italia Viva, che nel 2022, insieme, hanno ottenuto il 9,8%: dove finiranno questi 24.000 voti sicuramente decisivi (30.000 al Senato)? Al momento è un rebus, ma se i renziani attendono per decidere con chi schierarsi quasi solo in ragione di una maggiore o minore possibilità di entrare nel gruppo vincente, la scelta di Pittella e di Azione è subordinata alla candidatura o meno di Vito Bardi. Ecco allora che la Meloni, a fronte di questo quadro, potrebbe spingere ancora di più per non candidarlo. E Forza Italia potrebbe alla fine capitolare e dire a malincuore all’attuale Presidente che non ci sono più le condizioni per tentare un secondo mandato.

Gasparri tra la gente

Gasparri a Potenza

Gasparri nei giorni scorsi in questo è stato esplicito con Angelomà: “governiamo in 17 regioni, siamo una coalizione coesa”, quasi a dire prima viene la tenuta dell’alleanza poi tutto il resto, ascoltalo qui: https://www.angeloma.it/politica/il-nostro-candidato-e-bardi-ma-con-gli-alleati-governiamo-17-regioni-gasparri-ad-angeloma/ . Di sicuro, se le cose dovessero andare così, nessuno dei ragionamenti di ipotetiche vittorie o sconfitte da uno e dall’altro lato fatti sino ad oggi, potrebbe più avere crisma di attendibilità. Il fotomontaggio in copertina sintetizza la metafora tratta dalla sinossi del film campione di incassi, ed è sistanzialmente a lieto fine: Barbie, che vive a Barbie Land, viene cacciata dal paese perché per gli altri non è una bambola perfetta. Senza un posto dove andare, parte per il mondo umano e cerca la vera felicità. Comunque sia, Presidè, lei tenga duro, tiri per la sua strada, segua il suo istinto, non faccia decidere ad altri per lei.

 

 

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