I riformisti chiedono il doppio turno, ma Schlein non ci sta. Il 18 potrebbe essere il giorno in cui sarà variato lo Statuto: Bonaccini ha fatto scadere i termini per l’indizione dell’Assemblea congressuale
di Angelomauro Calza
Parafrasando Laura Pausini, Pina se n’è andata e non ritorma più. La Pina di cognome fa Picierno, e quello che ha abbandonato è il PD. A dire la verità non doveva farlo da sola, ma alla fine quelli della corrente dei riformisti che facevano gruppo con lei abbracciando una posizione critica nei confronti della segretaria Elly Schlein alla fine sono rimasti tutti dentro senza provocare smottamenti.

Pina Picierno (Ph. dalla sua pagina Facebook)
E di smottamenti nemmeno se ne vedono in prospettiva, anche se tengono a precisare che non sono rimasti con la Schlein, ma nel Partito Democratico: la partita se la vogliono giocare tutta dentro. Due sabati fa si sono riuniti in una partecipata assemblea a Prato dove sono stati ribaditi i motivi per cui nonostante tutto restano nel partito. I punti più forti di distinguo riguardano la vicenda Ucraina, su cui la Schlein ha una posizione sostanzialmente non molto difforme da quella dei riformisti i quali le hanno però ammonito dalla città laniera di non sbracarsi nel confronto con Conte, che al tirar delle somme la tiene sotto di lui sulla vicenda. Altro punto di distinguo è la richiesta che le primarie fossero aperte anche alla possibilità di candidature plurime. I riformisti le hanno anche avanzato un nome, sostenendo la possibilità di poter candidare Giorgio Gori. Su questo punto però la segretaria è totalmente chiusa e anche per questo quella convocata per domenica 18 ottobre si preannuncia come un’assemblea molto delicata.

Elly Schlein (ph. dalla sua pagina FAcebook)
Elly Schlein vuole blindare l’impossibilità che ci sia il doppio turno, quel che invece vogliono e chiedono i riformisti: l’idea è, sì, quella di votare alla fine per lei, ma nella seconda turnazione. Quel che il gruppo critica chiede è la possibilità di votare un riformista per due motivi: per dimostrare la loro forza in primis, ma anche e soprattutto per aiutare il partito chiamando e in certo qual modo costringendo ad andare a votare tutti quelli che la Schlein non la vogliono. In effetti, se non si dà a chi è in atteggiamento ostativo una alternativa, si corre il rischio che nel testa a testa con Conte una buona fetta di iscritti al partito non si rechi al voto. Pare quindi di capire che i riformisti non pensino con il doppio turno di poter battere la Schlein, ma che una candidatura moderata come Gori posta come alternativa al suo nome possa avere comunque il suo successo per poi andare al secondo turno convergendo tutti su di lei. Schlein vuole invece il turno secco e vuole blindarsi in modo che alle primarie siano solo lei e Conte. Il suo obiettivo è questo. Lei è convinta di vincere, ma se poi la gente non va a votare? Lei conta sulla bontà di un ragionamento: una volta che la competizione è uno contro uno la capacità del PD di mobilitare i propri è certificata dai fatti e nel tempo, il partito ha una sua struttura sui territori che altri non hanno.

Giorgio Gori (ph. da Facebook)
Nel momento in cui si va al turno secco anche chi vuole il doppio turno se deve scegliere tra Conte e Schlein sceglie direttamente Schlein. Oppure non ci va, che è quel che sostengono i riformisti secondo i quali lei sarebbe rinforzata dal doppio turno. Ma come nel detto popolare, “da questo orecchio Elly non ci sente”. Immediatamente dopo l’iniziativa di Prato ha tenuto una direzione nazionale in cui è passata la sua linea con i rifomisti che non hanno partecipato al voto (Guerini, Gori, Margiotta, Del Rio, Malpezzi, Quartapelle, Fassino e Silvia Costa su tutti). Sandra Zampa ha spiegato il perché della non partecipazione al voto dei riformisti, ma senza esito. Altro motivo di distinguo è che Schlein con la forzatura politica nell’assemblea del prossimo 18 ottobre proporrà una variazione di statuto per evitare che si tenga il Congresso. Il suo mandato scade a febbraio 2027 e secondo lo statuto il Presidente del partito entro metà settembre avrebbe dovuto convocare il congresso, ma non lo ha fatto quindi in questa assemblea si devono mettere a posto le carte, sistemare le cose per rendere regolare il comportamento; oppure potrebbe anche succedere che il 18 i congressi vengano congelati in chiave primarie. La data del voto appare però sempre più incerta, (o forse sempre più certa?) anche perché l’effetto Vannacci si va spegnendo, e più tempo passa più si spegne e il suo impatto su possibili condfizionamenti del centrodestra sta perdendo di efficacia. Le amministrative potrebbero penalizzare la Meloni, ma non può accorparle, votare a marzo/aprile è improbabile. E poi ci sono due partiti che non vogliono votare in anticipo.

Marina Berlusconi (ph dalla sua pagna ufficiale FB)
E le voci di una aggregazione centrista progettata da Marina Berlusconi? Che attraesse per esempio Zaia, Picierno e altri satelliti che si sono allontanati dai rispettivi partiti? Registriamo che la Picierno dialoga con Calenda, mentre gli altri fuoriusciti si sono tutti messi nel centro del centrosinistra: no al PD, ma con Renzi, con Onorato, con Ruffini. Tutta questa galassia centrista in cui ognuno cerca una collocazione che gli consenta di essere fuori dal PD ma dentro il centrosinistra. Ci andrebbero con Marina berlusconi? Ci vanno? Improbabile. Lei tra l’altro, a ben vedere, è nella situazione migliore possibile. È e resterà nel centrodestra dove riuscirà a condizionerà le liste, contratterà un discreto numero di parlamentari e consoliderà la sua appartenenza alla coalizione. Non si muoverà. Poi se il centrodestra prende il 42 per cento e vince le elezioni si trova a cavallo perché entrerà nel Governo. E se il centrodestra perde? A quel punto con quei suoi di più stretta osservanza può tranquillamente fare una operazione centrista, contrrattando l’entrata nel Governo che sarà. Sicuramente lo farà, ma solo allora, non prima rischiando di perdere.

Silvio Berlusconi
E se il premio di maggioranza non scatta? Magari! A lei andrebbe benissimo. Lei dal centrodestra non si muove perché molti dei suoi non vogliono. Subito dopo, a risultato acquisito, si può muovere come vuole. La stessa operazione di Berlusconi padre con il governo Letta. Lui ruppe con il centrodestra, ma intanto fece la battaglia elettorale dentro la coalizione. Guardando oggi il quadro politico Forza Italia è l’unico partito che sicuramente si troverà al Governo anche dopo le elezioni del 2027. Centrodestra e centrosinistra possono perdere, ma FI è l’unico che può stare da una parte o dall’altra. Quindi anche gli attuali abboccamenti di Occhiuto con Renzi & C. sono strumentali, fumo negli occhi. A oggi unica incognita sui poli è Vannacci, se il centrodestra lo include o meno. Ma a destra rischiano se lo inglobano. Una volta messo nel polo, la parte più di destra voterà Vannacci, perché dovrebbe votare Meloni? E potrebbe essere dannoso per gli altri. Se invece non si accordano la parte più di destra comprende che lo scontro è Schlein contro Meloni e voterà Meloni, non Vannacci. Dell’effetto voto utile abbiamo memoria, come quando lo fece nel 2008 Veltroni con Bertinotti che era Presidente della Camera uscente, famosissimo, ogni giorno su tutti i giornali, di continuo su tutte le tivvù, non elesse parlamentari perché la gente capì che lo scontro era Berlusconi contro Veltroni e il centrosinistra prese quasi il 35 per cento. Anche la DC faceva così: quando capiva che la situazione era difficile alla gente diceva “o votate per noi o votate comunista”. In conclusione per ora restano per il PD le incognite legate all’indizione dei congressi e la volontà di Schlein a restare sulle sue posizioni o se aderire alla richiesta dei riformisti e tenere le primarie con il doppio turno. Nel centrodestra l’incognita Vannacci dentro o fuori dell’alleanza di centrodestra, e la certezza che Forza Italia, grazie alle posizioni assunte da Marina Berlusconi per il tramite di Occhiuto di sicuro sarà nel prossimo Governo, comunque vada, anche con Tajani ancora segretario del partito.

