Tra favorevoli e contrari continua il dibattito sulla indennità differita. Intanto dalla sinistra alcune voci sostengono che “la fesseria” è stata fatta nel 2012 abolendo il vitalizio
di Angelomauro Calza
Cinque ex Consiglieri regionali hanno presentato domanda finalizzata all’ottenimento dei benefici della indennità differita, più volgarmente chiamata “mini vitalizio”, ai sensi della legge regionale approvata a fine anno passato che ha introdotto tale possibilità: Sileo, Giorgetti, Leggieri, Quarto e Zullino. La domanda deve sorgere spontanea: quanti sono gli ex Consiglieri che avrebbero potuto presentare la stessa domanda, ma non lo hanno fatto? E quanti quelli in carica? Tanti. Ma all’indomani dell’entrata in vigore della legge in parola due ex Consiglieri hanno tempestivamente espresso la loro rinuncia, prima ancora che iniziasse la bagarre.

Franco Piro
Uno è Franco Piro di Forza italia che si è affidato ai social per rendere pubblica la sua decisione: “In qualità di Consigliere regionale della XI legislatura 2019-2024, comunico che non aderirò a nessun beneficio relativo ai vitalizi retroattivi. Chiedo, pertanto, alla Regione Basilicata e al Presidente Vito Bardi che la quota di circa 40.000 €, corrispondente alla parte dell’indennità che ho lasciato negli ultimi cinque anni (2019-2024), venga destinata alle attività per cui era originariamente prevista, a fini benefici, indicando come beneficiario della mia quota la Casa Famiglia Compagni di Strada di Lagonegro” ha scritto sulla sua pagina Facebook.
E anche Enzo Acito, in Consiglio per Forza Italia, poi transitato ad Azione alla fine del suo mandato, ha ufficializzato la sua rinuncia con una PEC (vedi la foto a corredo) inviata al Consiglio regionale in cui scrive: “I l sottoscritto Vincenzo Mario Acito è stato consigliere regionale dal giugno 2019 al marzo 2022; con riferimento alla Legge Regionale 30 dicembre 2025, n. 57, quantunque non abbia versato contributi per 5 anni come da art. 16, considerando le rattenute effettuate di circa 20.000 euro, si chiede che tale somma venga versata a favore della mensa dei poveri di Don Giovanni Mele a Matera”. Ora, al di là delle discussioni attuali che vedono schierati contro il provvedimento le opposizioni, ferme nel contestare il provvedimento tanto da presentare una proposta di legge che va in senso contrario, ma anche il Presidente del Consiglio regionale Marcello Pittella della maggioranza e, con una dichiarazione ufficiale Fratelli d’Italia che per bocca del suo responsabile organizzativo, Giovanni Donzelli, smentisce il Coordinatore regionale Piergiorgio Quarto e il Consigliere Alessandro Galella, a rafforzare il carattere trasversale dei favorevoli e dei contrari (ma quindi tutto si ridurrebbe a una semplice – ma profonda – questione di coscienza?

Giovanni Donzelli
Un fatto personale e non qualcosa che riguardi etica, politica e cittadini? Boh?), registriamo e socializziamo una posizione che viene dagli ambienti di sinistra e che sta alimentando il dibattito. Ma cosa dicono i sostenitori della tesi che vi illustriamo di seguito? In buona sostanza si sostiene che “la fesseria” è stata fatta nel 2012 abolendo il vitalizio. Nessuna regione – si sostiene -lo ha abolito. La riforma che modificò la normativa sui vitalizi dei parlamentari (introducendo il sistema contributivo al posto di quello retributivo, come è avvenuto per tutte le pensioni) prevedeva anche per i consiglieri regionali l’adeguamento al sistema contributivo. “In Basilicata vollero fare gli sboroni abolendo completamente il vitalizio” è il concetto che viaggia sul web. “Non è trascurabile il fatto che in Italia qualunque prestazione retribuita deve essere sottoposta a 2 trattenute: Fiscale (IRPEF) e Previdenziale (INPS o altre forme di previdenza). Perché la retribuzione dei consiglieri regionali deve fare eccezione? La trattenuta previdenziale si fa se questa dà poi diritto ad una rendita. Nel momento in cui elimini il vitalizio (che nella sostanza è una specie di pensione) non puoi fare più la ritenuta per la previdenza”. Sarà stato davvero così? Sarà così? È così? Vedremo, ma intanto a leggerla in sintesi la sola Sileo, della Lega, starebbe agendo in sintonia non solo con la legge, ma anche con il suo partito. Infatti Giorgetti e Leggieri, Cinquestelle, hanno presentato domanda in disaccordo con la posizione ufficiale di Araneo e Verri, Quarto contro la posizione di Donzelli, Zullino contro la posizione di Basilicata Casa Comune. Piro con la sua rinuncia è andato contro il voto favorevole di Forza Italia, mentre Acito ha anticipato la posizione di ravvedimento di Marcello Pittella. Allo stato delle cose verrebbe da chiedersi ancora una volta dove è finito il primato di partito, ma per inquadraare la situazione viene in aiuto un detto popolare, come quello che è in uso nella più sana tradizione del mio paese: “Oggesù, come l’amma cerne sta farina?”

