Le reazioni al nostro articolo di ieri. Altrove il ticket è applicato in maniera indiscriminata. Si è preferito non aumentare l’Irpef regionale che avrebbe colpito indistintamente tutti i lucani
di Angelomauro Calza
Non si sono fatte attendere reazioni all’articolo in cui ieri analizzavamo le possibili motivazioni della richiesta di un incontro della maggioranza alla Regione da parte di Azione. Per meglio chiarire le loro posizioni, i sostenitori della bontà del provvedimento ci invitano a leggere e riportare le motivazioni che sono state esposte in maniera chiara ed esaustiva da “Il Mattino di Puglia e Basilicata”. Non abbiamo difficoltà dunque, a scanso di possibili incomprensioni, a riportare il testo suggeritoci per meglio contribuire alla chiarezza del dibattito in corso, vista la terzietà della nostra testata. Giova però ribadire che – come riportato nel nostro articolo di ieri – riteniamo che la questione ticket rientri in un più ampio raggio di rivendicazioni da parte di Azione e non ne sia l’elemento portante o più importante. Ecco cosa ha scritto la testata diretta da Antonio Blasotta. (ecco il link di riferimento)
Nell’articolo si specifica come “la recente decisione della Giunta regionale con la D.G.R. n. 544 del 27 agosto 2026 rappresenti in realtà un atto di tutela collettiva. Per inquadrare la scelta è necessario fare un passo indietro e guardare a ciò che dicono i monitoraggi ufficiali dell’AIFA e del Rapporto OSMED: se è vero che la gran parte dello sforamento finanziario del 2025 riguarda i farmaci ospedalieri ad alto costo per i quali la Basilicata è del tutto allineata alla media nazionale nel far fronte all’arrivo delle nuove terapie salvavita, la regione ha registrato una devianza critica e insostenibile proprio sulla spesa per i farmaci di fascia A erogati dalle farmacie territoriali, posizionandosi con un’incidenza del 7,38% sul Fondo Sanitario Regionale a fronte del tetto del 6,80%, traducendosi nel secondo sforamento percentuale più alto d’Italia subito dopo la Lombardia con uno scostamento di circa 7 milioni di euro. A differenza degli acquisti diretti ospedalieri, infatti, l’eccedenza maturata sulle farmacie del territorio non beneficia dei meccanismi di ripiano del payback a carico delle aziende farmaceutiche e resta del tutto a carico del bilancio regionale, un disavanzo che, ai sensi dell’art. 5 del D.L. 159/2007, se non affrontato con misure di contenimento pari ad almeno il 30% dello sforamento avrebbe causato la perdita automatica dell’accesso ai finanziamenti statali integrativi per la sanità lucana, con un impatto economico enormemente più devastante per l’intero Servizio Sanitario Regionale.
La Basilicata, come noto, figurava finora tra le poche Regioni ancora prive di ticket, ma tra queste era diventata un’anomalia isolata a causa dei consumi e della spesa pro-capite ampiamente superiori alla media, con un costo medio e un tasso di crescita tra il 2024 e il 2025 che la collocavano ai vertici nazionali.
Dal punto di vista finanziario, la legge statale offre alle Regioni diverse leve per coprire i disavanzi sanitari: da un lato l’aumento delle tasse tramite le aliquote dell’Addizionale Regionale IRPEF (che possono essere incrementate fino al 3,33%), dall’altro la compartecipazione alla spesa o l’intervento sui meccanismi distributivi. Il Governo regionale ha scelto con decisione di non toccare la leva fiscale, mantenendo l’IRPEF blindata all’aliquota minima del 1,23% per tutti gli scaglioni di reddito ed evitando così un salasso generalizzato e indistinto su tutti i lavoratori e i pensionati lucani. Si è optato invece per una compartecipazione mirata che funge anche da fondamentale strumento di autoregolazione per sensibilizzare ad un uso più accorto delle risorse e incentivare l’utilizzo dei farmaci equivalenti: un cambio di paradigma e di abitudini che permetterebbe alle famiglie lucane di risparmiare tra 1,8 e 5,1 milioni di euro all’anno azzerando la quota che oggi pagano di tasca propria per il prezzo di riferimento rispetto ai farmaci di marca. La misura, dunque, è equa e calibrata poiché esenta completamente oltre il 40% delle circa 6,9 milioni di ricette regionali, lasciando al riparo da qualsiasi costo i pazienti cronicizzati, gli affetti da patologie rare, le fasce a basso reddito (E01-E05), gli invalidi, i disoccupati, i danneggiati da trasfusioni e chiunque versi in condizioni di vulnerabilità sanitaria e sociale. Questa articolata griglia di protezioni e clausole di chiusura garantisce che chi ha meno continui a non pagare nulla e che la tutela della salute resti universale. La misura non si applica neppure ai farmaci ad alto costo della distribuzione diretta ospedaliera e, a differenza di quasi tutte le altre regioni italiane dove la compartecipazione si calcola sulle singole confezioni moltiplicando i costi per chi è malato, la Basilicata ha scelto di applicare un importo fisso sull’intera ricetta indipendentemente dal numero di confezioni, proteggendo concretamente i pazienti politrattati che necessitano di più medicinali contemporaneamente. Il ticket non è dunque una punizione o un’improvvisazione, ma un passaggio guidato dai numeri e normativamente dovuto, sottoposto a monitoraggio semestrale per rivalutarne l’impatto, necessario per mettere in sicurezza i conti sanitari senza alzare le tasse, liberare risorse fondamentali da destinare ai farmaci innovativi e garantire servizi sempre migliori per i lucani”.

