Ancora incomprensibile a 550mila lucani l’introduzione del ticket sui farmaci. Nel 1985 Craxi seppe convincere gli italiani che l’abolizione della scala mobile era un sacrificio necessario.
di Angelomauro Calza
Giovedì scorso si è tenuta una accesa riunione di maggioranza, per certi versi anche complicata, lunga, terminata intorno alle 20.30, giusto in tempo per potersi accomodare davanti alla tivvù per guardare Affari tuoi, con la particolarità che De Martino, allegoricamente, apriva i pacchi che qualche maligno diceva contenessero provvedimenti che andavano a colpire, più che premiare, i lucani. E continuando nell’allegoria la maggior parte dei lucani speravano e sperano che al più presto venisse fuori il pacco contenente i 300.000 euro, che sta a significare quello con dentro il cartello “ticket”. Eggià, l’introduzione del pagamento di 2,50 euro di ticket per ogni ricetta presentata in farmacia l’ha fatta da mattatore nella riunione.

Lo statista Bettino Craxi
Ma, alla fine, è giusta o non questa gabella? Le motivazioni di chi è a favore e chi contro sono molteplici, variegate, varie e variopinte, ma resta il fatto che una sintesi chiarificatrice soprattutto per chi vive al di fuori del palazzo non è ancora stata elaborata e resa nota se non a botte di dichiarazioni, comunicati stampa e prese di posizione di prassi. Una sintesi che fosse efficace, dirimente, comprensibile a 550mila lucani e non solo a una cinquantina di persone tra Presidente, assessori, consiglieri, Direttori generali e addetti ai lavori, perchè quelli (o questi) le cose le sanno, le idee hanno chiare: sono i lucani che vogliono comprendere bene ed esprimersi con cognizione di causa. Nel 1985, l’8 e il 9 giugno, gli italiani furono chiamati ad esprimersi su un referendum destinato a cambiare le economie domestiche di milioni di cittadini: quello sull’abolizione della scala mobile. Un provvedimento impopolare quello voluto dall’allora Presidente del Consiglio, Bettino Craxi.
Altro che ticket di 2,50 euro su ogni ricetta! Eppure il referendum decretò la vittoria dei NO al quesito che aveva portato alle urne gli italiani sul referendum voluto da PCI e CGIL: la campagna di comunicazione del Governo fu studiata, efficace e comprensibile. Ebbene, qualche mese dopo, Craxi si presentò al Congresso della CGIL al PalaEur di Roma accolto da una selva di fischi e contestazioni. Prese la parola e al termine del suo intervento in cui argomentò le ragioni del provvedimento, uscì dall’Assemblea congressuale tra il battimani generale. Ora, al di là delle convinzioni sugli accadimenti dell’epoca, resta l’attualizzazione e la contestualizzazione dell’avvenimento: Craxi seppe spiegare e riuscì a far comprendere la necessità di quel provvedimento che consentì di operare un riaggiustamento virtuoso dei conti dello Stato sia pur a costo di sacrifici da parte dei lavoratori. Una sorta di investimento per il futuro.

L’assessore Cosimo Latronico
Questo per dire che probabilmente (ma quasi certamente) se il provvedimento che introduce il ticket si è reso necessario e Bardi, Latronico e la Giunta hanno deciso di adottarlo, è perché è parte di una strategia di rientro dei costi necessaria per tentare di sanare i deficit che attanagliano la sanità in Basilicata, ma c’è bisogno di vestirlo bene, renderlo presentabile. Ha e deve avere un senso spiegare bene ai cittadini che chiedere 2,50 euro magari per un anno, rappresenta un sacrificio da sostenere per migliorare i conti, una sorta di spending review che prelude o dovrebbe preludere a una vera e complessiva riorganizzazione sanitaria che possa consentire nel futuro di non vivere più situazioni analoghe di emergenza. Ecco allora che – senza sbilanciarsi precipitosamente in valutazioni sia a destra che a sinistra – il provvedimento potrebbe essere anche una dimostrazione di buona amministrazione (potrebbe), fatto salvo che non sia fine a se stesso, ma – come si diceva – si proceda parallelamente con profonde e significative azioni politiche di programmazione, riforma e revisione del sistema sanitario che presuppone scelte politiche da parte di chi è stato eletto a svolgerle le funzioni politiche e programmatiche, che non possono e non devono però essere delegate ai Direttori Generali: quelli devono svolgere altri compiti, altre funzioni precipue che non possono essere quelle politiche. Le devono recepire le iniziative politiche, non fare politica. Ma i due ruoli devono e possono vivere in simbiosi, elaborare e proporre, ma soprattutto spiegare e saper spiegare ai cittadini i perché, non solo annunciare e giustificare genericamente provvedimenti che a volte possono anche essere impopolari. Assessori e Consiglieri avrebbero dovuto fare di tutto, anche visitare il territorio e argomentare “de visu” ai cittadini, sooprattutto agli anziani, le ragioni del provvedimento. Ma abbiamo oggi in Basilicata un Governo regionale, un sindacato e una sinistra simil 1985?

