L’istituzione della tassa collegato all’assestamento di bilancio e ai conti in rosso della sanità lucana. Responsabilità che si perdono indietro negli anni, ma all’attuale Giunta e all’assessore spetta il compito di operare per il risanamento
di Angelomauro Calza
Vabbè, la “questione ticket” occupa ormai ampi spazi nelle cronache politiche regionali. Lo sappiamo e anche noi continuiamo a parlarne, ma dopo aver detto di condivisioni e contrarietà al provvedimento istitutivo della tassa di 2,50 euro per ogni ricetta, fatti salvi i casi di esenzione a dire il vero abbastanza numerosi, ci è venuto da chiederci, al di là delle discussioni politiche, da dove e perché nasce il provvedimento. Perché è stato adottato in una riunione di Giunta regionale di fine agosto senza averne prima discusso anche informalmente in una riunione di maggioranza.
Allora, ci siamo detti, vuoi vedere che è collegato all’assestamento di bilancio? Può essere. Essì, perché non si può non tener conto del passivo che fa registrare la Sanità. Non è un mistero infatti che il ministero dell’economia sono mesi se non anni che considera i conti della sanità lucana allo sbando e a rischio commissariamento. E quando questo capita è necessario programmare e coordinare le azioni necessarie al risanamento e alla fin fine istituire un è la cosa più semplice, immediata e risolutiva del momento. Vuoi vedere allora che il ticket sui farmaci, al di là di tante elucubrazioni diffuse, tante ipotesi che si rincorrono, altro non è che dare un segnale di buona volontà al ministero che potrebbe imporre soluzioni di commissariamento o di altro? Ragioniamo dopo aver fatto qualche ricerca in rete per meglio capire come funziona in questi casi, cosa è possibile fare per non essere più sotto la lente di ingrandimento del Ministero ed evitare il commissariamento. La Regione deve assicurare l’equilibrio del proprio servizio sanitario e rendere contabilmente distinguibili sia le risorse ordinarie sia quelle aggiuntive destinate alla copertura del deficit. Un decreto Legislativo risalente al 2011, il 118, contempla espressamente il finanziamento regionale del disavanzo sanitario, gli incrementi regionali delle aliquote e gli automatismi fiscali previsti dalla legislazione sui disavanzi sanitari. Esiste poi lo strumento del Piano di rientro.

Il Palazzo della Regione Basilicata
È lo strumento centrale per una Regione con squilibrio strutturale. Nasce dall’accordo tra Regione, Ministero della Salute e MEF e deve perseguire contemporaneamente due obiettivi: riequilibrio economico-finanziario e garanzia/riqualificazione dei LEA (livelli essenziali di assistenza). Quindi, pare di capire, non è semplicemente un piano di taglio della spesa, ma anche e soprattutto di operare una riorganizzazione del servizio sanitario regionale. Se gli obiettivi del Piano non vengono raggiunti nei tempi stabiliti, il percorso prosegue mediante programmi operativi triennali, che specificano ulteriormente gli interventi necessari. Lo Stato esercita un monitoraggio molto penetrante. Operano congiuntamente il Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e il Comitato LEA. Sono previste verifiche periodiche, pareri sui provvedimenti regionali e incontri tecnico-operativi. Il controllo riguarda quindi contemporaneamente conti e qualità/quantità dell’assistenza. Ci sono conseguenziali effetti importanti e stringenti. Una Regione in disavanzo strutturale sottoposta a Piano di rientro vede ridotta la propria autonomia nell’utilizzo delle risorse: per esempio, non può finanziare liberamente prestazioni ulteriori rispetto ai LEA mentre permane la situazione prevista dalla normativa. Se nonostante tutto la situazione si aggrava fino al commissariamento, entrano in funzione anche misure sanzionatorie, tra cui gli incrementi automatici delle aliquote fiscali regionali IRAP e dell’addizionale IRPEF, finalizzati alla copertura dello squilibrio sanitario. Se dalle verifiche emerge il perdurare dell’inadempienza e viene messa a rischio la realizzazione dell’equilibrio finanziario e/o la garanzia dei LEA, il Consiglio dei ministri può esercitare il potere sostitutivo, nominando un Commissario ad acta, eventualmente assistito da subcommissari.
Il Commissario può adottare gli atti amministrativi, organizzativi e gestionali necessari all’attuazione del Piano. È questo lo strumento più incisivo che in Basilicata cui si sta cercando di sfuggire. L’introduzione del ticket in buona sostanza sta a testimoniare al Ministero che si è a conoscenza dello stato di deficit, ma che una prima azione è già stata intrapresa nel tentativo di rientrare dal passivo. Insomma, al di là di tutte le discussioni, questo è il dato più importante: la presa di coscienza dello stato comatoso della Sanità e la volontà di risolvere. Ovvio che il solo provvedimento del ticket introdotto dall’1 settembre non sarà sufficiente alla bisogna, ma al ministero può essere inteso, benevolmente, come un atto dibuona volontà. In soldoni, potrebbe trattarsi solo di un segnale al ministero che potrebbe altrimenti imporre soluzioni di commissariamento o di altro. Se questo è, assume valore diverso anche la rivendicazione di Azione di darsi da fare per introdurre riforme strutturali in tempi brevi, cosa che va bel al di là di quel che possono rappresentare gli accordi preelettorali tra i partiti della maggioranza, ma che vanno ad influire in maniera determinante per potersi smarcare da una situazione deficitaria che anche se sarebbe ingeneroso attribuire all’attuale Giunta e all’attuale assessore che hanno ereditato situazioni pregresse, li vedono però attori principali nell’opera di risanamento dei conti. Insomma, trattandosi di sanità, potremmo dire che il ticket è stato un intervento di pronto soccorso, sono stati applicati pochi punti di sutura ad un ammalato che è però stato subito trasferito in rianimazione. Riuscirà a ristabilirsi in tempi ragionevoli? Beh ovviamente spetterà ai medici prescrivere e sottoporre alla giusta cura l’ammalato. Se tutto ciò è fondato allora Ben venga la soluzione, ma che sia davvero prodromo di successivi interventi strutturali risolutivi.

