Niente doppio turno per le primarie, Schlein non ci sta: non passa la richiesta della fronda critica. Variato lo Statuto: niente Congressi nell’anno delle elezioni se l’Assemblea si esprime in tal senso. La Basilicata segue a ruota

di Angelomauro Calza

 

Poteva finire diversamente l’Assemblea del Pd di domenica, così, giusto per riservare uno scossone che rendesse più interessante lo scenario politico, ma alla fine ha prevalso la monotonia del tutto previsto, lo sbadiglio di chi già dava tutto per scontato all’insegna del dialettale “nun da’ retta a’ suonn’” rispetto alle ottimistiche previsioni possibilistiche di chi aveva avanzato proposte che si discostavano dalla linea di Elly Schlein.

Elly Schlein (ph. dalla sua pagina FAcebook)

Due le sostanziali decisioni dell’Assemblea, La prima riguarda la variazione dello statuto del partito, nella parte che riguarda i Congressi e il rinnovo della Segreteria: era stato proposto che venisse sancito che nell’anno in cui si tengono le elezioni non si convocasse alcuna assemblea congressuale. Dopo una discussione e una mediazione la variazione è stata approvata all’unanimità accogliendo la proposta della fronda critica di effettuare almeno un passaggio in assemblea: se il consesso lo deciderà sarà così, altrimenti il congresso si terrà a scadenza. Niente da fare invece per quel che riguarda la proposta del gruppo di opposizione interna di candidare alle primarie almeno un altro nome oltre la Schlein, verosimilmente Giorgio Gori.

Giorgio Gori (ph. da Facebook)

Come avevamo già scritto, l’idea è sempre stata quella di convergere alla fine su di lei, ma nella seconda turnazione. Quel che il gruppo critico chiedeva era la possibilità di votare un riformista per due motivi: per dimostrare il proprio peso, ma anche e soprattutto per aiutare il partito chiamando e in certo qual modo costringendo ad andare a votare tutti quelli che la Schlein non la vogliono. In effetti, se non si dà a chi è in atteggiamento ostativo una alternativa, si corre il rischio che nel testa a testa con Conte una buona fetta di iscritti al partito non si rechi al voto. Nel merito la Schlein ha ribadito che alle primarie doveva esserci un solo candidato, il candidato ovviamente è lei, e il gruppo dei dissidenti si è astenuto. Nella scelta “Conte contro Schlein” si corre il rischio che il PD vada a sbattere.

Vito De Filippo

Vito De Filippo

Conte non accetta un duello rusticano uno contro uno, vuole che ci sia il candidato dei centristi, di Renzi, di Onorato, di Ruffini perché sa che questi candidati tolgono i voti alla Schlein e non a lui. Ma quali ripercussioni potrebbero registrarsi in Basilicata? Ripercussioni? E quali potrebbero essere dopo che il commissario ha spostato al 29 ottobre la data di scadenza per la presentazione delle candidature per le segreterie regionale e provinciali? Tecnicamente, tenuto conto di 60 giorni che devono trascorrere per tenere il congresso, si andrebbe al voto il 30 dicembre, chi lascerebbe i preparativi festosi per l’anno nuovo per andare a votare il giorno di Sant’Eugenio? Ed ecco allora che Manca non ha modificato le date della sua delibera di luglio, procrastinando solo quella per la presentazione delle candidature.

Raffaele La Regina

Ma è regolare? Se lo chiedono in molti, qualcuno sta facendo casino, ma tant’è: lui è commissario, finchè da Roma non lo smentiscono lui ha pieni poteri e continua ad esercitarli. Intanto le dinamiche interne nascono e si dissipano nell’arco di poche ore, non c’è chiarezza, non si riesce a trovare intese su una linea comune, e questo è nocivo a pochi mesi dalle elezioni. La sensazione più diffusa è che alla fine le candidature le deciderà Roma: Speranza si presenterà fuori regione, ma spingerà Rutigliano verso la segreteria regionale.  La Schlein punterà sui giovani e, se deciderà di candidare Raffaele Laregina, Raffaele Laregina sarà candidato.

Salvatore Margiotta

Salvatore Margiotta

Se Guerini deciderà di candidare Margiotta, Margiotta sarà candidato. Se Boccia deciderà di candidare De Filippo, De Filippo sarà candidato. Ma come? Dirà qualcuno, ancora Margiotta e De Filippo? Embè, De Filippo non ha malcelato il desiderio di ritornare in Parlamento, anche se le voci insistenti parlavano di una sua aspirazione di voler concludere in maniera onorevole la sua carriera politica da Presidente della Provincia di Potenza, era pronto per il dopo Giordano, ma anche senza il provvedimento di proroga del mandato dell’attuale Presidente, si è certi che De Filippo sarebbe riuscito? È lecito pensare che la Provincia rappresentava per lui una sorte di paracadute rispetto al ritorno in Parlamento? A volte però i paracadute – per malfunzionamento o per sabotaggio – non si aprono, e qualcuno vociferava che non sarebbe riuscito a ritornare ad occupare quella poltrona presidenziale che è già stata sua nel passato, ma di questo non potremo mai avere riprova. Ora Boccia potrebbe dargli la possibilità di ritornare a Montecitorio pur affrontando il difficile ostacolo dettato dalle preferenze? E perché no? E Margiotta? Perché dovrebbe essere ricandidato? Embè, scusate, ma se si ricandida De Filippo, perché non dovrebbe essere lo stesso anche per Salvatore Margiotta? Insomma, tra congressi rinviati, congressi aboliti, aspettative tradite, contestazioni, gruppi che nascono e muoiono, la sensazione che prevale è che la chiarezza e la compattezza all’interno del PD, a Roma come a Potenza, farà la fine della partecipazione dei Jalisse a Sanremo: l’aspettano, ma non ci sarà. Almeno per ora.

 

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