Il Presidente concluderà il suo mandato. Entro fine anno probabile mini-rimpasto in Giunta con la staffetta Mongiello-Morea?
di Angelomauro Calza
Quando la “Politica” (quella con la P maiuscola) latita chi della Politica è appassionato… si rifugia nel pettegolezzo elettorale. Un po’ per scherzo un po’ per spirito di cartomante, e così tra il serio ed il faceto tra polemiche sui ticket farmaceutici e battibecchi sull’assestamento di bilancio che di Politico nulla hanno, ma molto di tecnico (che pure non va sottovalutato) ecco che spostiamo le attenzioni sulle voci e gli inciuci legati alle possibili candidature alle prossime elezioni politiche con le conseguenti ripercussioni sul Consiglio regionale.

Il Presidente Vito Bardi è tranquillo e gusta un caffè
E se di inciuci sulle probabili candidature future si parla non si può non iniziar che da quelle che danno per partente da via Verrastro il Presidente Vito Bardi. Abbiamo già scritto che sembrerebbe improbabile un suo impegno diverso prima della scadenza naturale, nel 2019. E questo non tanto e non solo per quelle che, al di là della sua dichiarazione di voler concludere il mandato ricevuto dai lucani, sarebbero i suoi desiderata, quanto per le resistenze degli alleati che consistono anche in questo caso non tanto in ragioni “Politiche” quanto in ragioni pratiche: quanti degli attuali Consiglieri, dopo soli due anni e mezzo più o meno, sarebbero disposti a correre il rischio di non essere rieletti? Vabbè, uno dice che il Presidente potrebbe pure pensare di candidarsi lo stesso, quasi a dire “ma che me ne importa? Io mi sistemo i fatti miei e alla malora tutto il resto”, ma se il suo partito gli impone di restare dov’è?

Marcello Pittella
E’ vero che potrebbe dire che non gli interessa più fare il Presidente, ma Forza Italia potrebbe negargli a quel punto la candidatura (se ne ha la forza e la volontà). E poi, semmai dovesse accadere, resterebbero da convincere a tornare alle urne Lega, Fratelli d’Italia e Azione. Del resto già nel 2024, in fase elezioni regionali, si sapeva che al voto parlamentare saremmo stati chiamati nel 2027, due anni prima di quello alla Regione. Il pericolo sempre dietro la porta erano e sono le elezioni anticipate, mica quelle posticipate, quindi se pure dovessimo recarci alle urne in anticipo per rinnovare le rappresentanze in Camera e Senato, nulla va a scalfire quelle che sono le scadenze elettorali regionali. Bardi resterà dov’è e riceverà (come in molti sostengono) soddisfazioni e giuste ricollocazioni romane alla fine del mandato presidenziale senza passare per il voto. Intanto l’impressione che tra Azione e Forza Italia stia nascendo quell’ibrido connubio che avevamo sospettato quando abbiamo sottolineato la chiacchierata in disparte, riservata, tra Marcello Pittella e Alberto Cirio a margine del Congresso regionale di Forza Italia della scorsa settimana. Voci danno per quasi conclusa l’intesa romana tra Tajani e Calenda soprattutto in chiave nuova legge elettorale (mentre il liberaldemocratico Marattin si è già alleato con Noi Moderati per sperare in un ripescaggio all’interno del premio di maggioranza come primo partito tra quelli che non hanno raggiunto il quorum). In questo contesto, tenuto conto del fattore “capolista bloccato” per Marcello Pittella oltre la candidatura in Basilicata, sarebbero pronti un altro paio di Collegi extra regionali dove correrebbe da capolista.

Mario Polese
Del resto il gioco dei partiti è chiaro: candidare capolista quanti più big è possibile nei vari collegi sparsi sulla Penisola sia per attrarre preferenze, ma soprattutto per evitare possibili screzi tra leader locali dettati da gelosie ed aspirazioni: il capolista è un big, poi giocatevi tra di voi le carte migliori per classificarvi subito dopo di loro. Un modo per portare acqua al proprio mulino nel tentativo anche di far contrarre l’astensionismo per riportare al voto fette di elettorato disamorate verso i partiti più che verso la Politica. E candidatura extraregionale dovrebbe essere pure per Mario Polese, con Renzi che lo vorrebbe con sé tra i banchi della Camera. Se questo è potremmo registrare un minirimpasto pre-elettorale in Giunta entro fine anno, con la fuoriuscita di Laura Mongiello e l’ingresso probabile di Morea al suo posto, in attesa dell’elezione del nuovo Presidente del Consiglio dopo il voto nazionale (Pittella dovrebbe affrontare da Presidente la corsa alle urne): il centrodestra durante la campagna elettorale non potrebbe mantenere in Giunta un assessore riferimento di chi correrà al Parlamento con il centrosinistra o comunque contro l’attuale maggioranza. Sì, alcuni sostengono che Polese rimarca da sempre il fatto che l’incolpevole Mongiello è espressione della Lista del Presidente e non di Italia Viva, ma anche lui è eletto nella lista del Presidente, e la Mongiello l’ha indicata proprio lui, che però a livello nazionale sta con Renzi e non ne ha mai fatto mistero: alla fine i posizionamenti sono chiari, al di là delle parole spesso è il dietro le quinte quel che si percepisce e non quel che va in scena. Per il resto della Giunta nessun problema: come per i Presidenti, anche l’assessore che si candida non ha l’obbligo di dimettersi preventivamente, ma in caso di elezione ha 30 giorni di tempo per optare se rimanere in carica o se rinunciare in favore del seggio parlamentare. Come a dire che se anche Cupparo, Latronico e Pepe dovessero essere candidati, fino all’apertura delle urne resteranno al loro posto senza rendere necessario un rimpasto forzato.

