Nella seduta del Consiglio del 30 luglio di quell’anno si scelse di non ripristinare i vitalizi. Oggi qualcuno che votò contro si ritrova dall’altra parte. Alcune contraddizioni

di Angelomauro Calza

 

“Come si cambia” cantava e canta Fiorella Mannoia. E allora eccolo l’inno da applicare alla vicenda che sta tenendo banco in Basilicata e che riguarda la legge regionale sull’indennità differita. Le posizioni dei soggetti più o meno direttamente interessati si prestano, essendo sotto gli occhi di tutti, a qualche interpretazione anche maligna. Era il 30 luglio 2019 quando il Consiglio regionale all’unanimità (17 Consiglieri presenti su 17) votò nuove norme per la rideterminazione su base contributiva dei vitalizi assegnati agli ex consiglieri regionali confermando la scelta fatta con la legge regionale 24/2011, con cui a differenza di altre Regioni scelse di non ripristinare il vitalizio per i consiglieri in carica.

Il Presidente Carmine Cicala e l'Assessore Leone

Carmine Cicala quando era Presidente del Consigliore regoinale

All’epoca (leggo sul sito del Consiglio regionale dove in archivio ho trovato un articolo dal titolo “Vitalizi, Cicala: “Una prova di sobrietà ed efficienza”) l’allora Presidente del Consiglio regionale Carmine Cicala rimarcò quella che a suo dire era stata “una azione politica che intende riavvicinare i cittadini alle Istituzioni” e ringraziò pubblicamente I Consiglieri Tommaso Coviello, Piergiorgio Quarto, Gianni Leggieri, Roberto Cifarelli e Pasquale Cariello che era il Presidente della Prima commissione che aveva lavorato sul provvedimento. “Come si cambia”? In soldoni, con il nuovo sistema adottato dal consiglio si prevedeva un risparmio di circa 13.000 euro mensili sulla spesa per vitalizi che all’epoca erano 77, ai quali andavano aggiunte 24 reversibilità: da 283.626 euro mensili si scendeva a 270.450. E Cicala rimarcò quei 158.000 euro annui che sarebbero stati risparmiati.

Il Consigliere PD Roberto Cifarelli

Il Consigliere PD Roberto Cifarelli

Ma il risultato politico ritenuto dagli addetti ai lavori “più prestigioso” fu legato all’epoca a due fattori. Il primo la tempestività nel varare il provvedimento allineandolo alle disposizioni nazionali, fatto questo che evitò strascichi legati alla presentazione di ricorsi. Il secondo elemento da considerare fu quello che con l’atto approvato all’unanimità si abrogò tutto quello che non era allineato con le stesse disposizioni nazionali. Premesso questo, verrebbe allora da chiedersi come mai alcuni ex Consiglieri, sia ancora in carica che ormai ex, presenti alla votazione di quel 30 luglio 2019 oggi nei comportamenti hanno agito in maniera contraria al voto espresso all’epoca? Vuoi vedere che non l’hanno fatto non solo o non tanto perché in possesso di coerenza e di un’etica e di una morale che gli impediva di agire in senso opposto, ma solo perché dentro di loro covano l’intenzione di ricandidarsi alle prossime regionali?

L’ex Capogruppo di Fd’I in Consiglio regionale, Tommaso Coviello

Eggià perché se così fosse, non è che manifestando oggi (anche esercitando il silenzio sulla questione) l’intenzione di non voler godere del beneficio pensano di potere domani presentarsi nelle piazze agli elettori come quelli che nei fatti hanno dimostrato di essere in possesso di coerenza, etica e di morale tanto da praticare azioni virtuose nei confronti dei cittadini lucani? Mannò, sono tutte persone più che rispettabili. Nessuno si offenda: riporto solo malignità che circolano impazzite nel pensare comune più bieco. E i sindacati? Non è che pure tra i sindacalisti c’è chi aspira legittimamente a uno scranno a via Verrastro e, avvezzo all’uso della carta da bollo, invece di compiere una sana azione sindacale, magari anche chiamando allo sciopero generale il popolo lucano, preferisce l’arma della denuncia giudiziaria e non il lavorìo politico? Di sicuro l’azione esuberante e ribelle di una parte del mondo sindacale, sia pure a volte con gloriose sembianze sessantottine, che combatte al fianco della parte sindacale più moderata, ma altrettanto efficace, aiuta la politica, quella praticata nel Palazzo e che questa legge non la vuole, e ben vengano tutte le azioni messe in campo compresa quella referendaria.

Pasquale Cariello, ex Presidednte della Prima Commissione

Ma torniamo all’inizio: “Come si cambia”? Non siamo riusciti a reperire il registro delle presenze di quella seduta del 30 luglio 2019, ma essendo stato votato all’unanimità il provvedimento, sicuramente del quella stessa maggioranza c’è chi è presente anche oggi in Consiglio e se voterà in favore della reintroduzione di un vitalizio seppure chiamato in un alto modo il cambiamento è fin troppo evidente. “Come si cambia”? Come chi il provvedimento lo auspica perché un domani potrebbe sedere in Aula a via Verrastro, però la gente non lo deve sapere, per cui mi sto zitto e faccio finta che non mi piace. “Come si cambia”? Una volta per queste questioni il sindacato chiamava alla mobilitazione popolare, oggi tituba. E allora finiamola la strofa della canzone: “Come si cambia per non morire, come si cambia per ricominciare” E se qualcuno cambia per non morire politicamente e vuole ricominciare lo faccia pure, noi cittadini intanto speriamo che Mannoia non si trasformi in mannaia.

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