Tutti sconfitti. Il referendum non era e non doveva essere politico, ma la politica lo ha trasformato a sua immagine e somiglianza
di Angelomauro Calza
Referendum, capitolo chiuso. O forse no? Di certo tra gli opposti schieramenti l’impressione è che alla fine non abbia vinto nessuno se non il recupero della partecipazione al voto. “Ha vinto la sinistra” dicono alcuni tra i sostenitori del NO che è risultato prevalente di molti punti rispetto al SI. “Doveva e poteva vincere la destra” dicono alcuni tra i sostenitori del SI. Mi chiedo: che c’entra la destra? E che c’entra la sinistra? Il Referendum si è rivelato alla fine una sconfitta per gli italiani, e anche se avesse vinto il SI il risultato sarebbe stato lo stesso perché i leader di destra e di sinistra ci hanno fatto votare quel che hanno voluto loro facendoci credere che il voto che abbiamo espresso sia stato espresso per quel che volevamo noi cittadini.
Abbiamo vissuto una campagna elettorale “sporca”, poco chiara, con straripamenti nelle offese, come quella del Deputato Mattia nei confronti dell’aspetto fisico della Schlein, ma anche di non meglio specificati riferimenti a voti di mafiosi e camorristi che avrebbero potuto appoggiare il SI: camorristi, mafiosi, massoni ci sono e sono dovunque, a destra come a sinistra, come si fa a catalogarli? (Ma ancora più disgustosi i festeggiamenti a esito acquisito dei magistrati napoletani, e non perchè abbia vinto il NO, per l’immagine che hanno dato di loro). Non si è invece strumentalmente – e questa è la cosa grave – riusciti a dire e spiegare chiaramente che questo referendum con la giustizia e con i suoi tempi non aveva nulla a che fare direttamente. Si trattava di una riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che si occupa delle carriere, dei trasferimenti e dei procedimenti disciplinari dei giudici. Ma di queste cose che ne sa il cittadino medio, io per primo? No, è importante, perchè al cittadino chiamato al voto “per decidere di una questione di vitale importanza” cosa importa – se non si è in qualche modo personalmente interessati – di un trasferimento o di una promozione di un giudice? È un mondo a parte, ai più sconosciuto, ma all’improvviso tutti a parlarne.

Italian Prime Minister Giorgia Meloni casts her ballot at a polling station during voting in the Italian constitutional referendum on judicial system reform, Rome, Italy, 23 March 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI
In maniera prevalentemente distorta e ancora più diffusamente poco erudita: non siamo un popolo di esperti di giurisprudenza, ma all’improvviso grazie anche ai social siamo diventati tutti costituzionalisti!. Ma tant’è: il cittadino medio o, meglio, il cittadino non addentro alle questioni che animano la vita della Magistratrura, si è giocoforza fidato (e spesso ripetendo pappagallescamente) di quel che il suo leader di riferimento gli ha propinato. Il referendum non era e non doveva essere politico, ma la politica lo ha trasformato a sua immagine e somiglianza. Ha vinto il NO. Certo. E non era difficile prevederlo: negli anni passati che hanno visto l’affermazione del centrodestra in realtà l’esito reale è sempre stato una eutanasia del centrosinistra. A fronte di una destra che ha sempre saputo trovare le ragioni dell’unirsi compatta per meglio presentarsi al voto, il centrosinistra si è sempre presentato al voto diviso. Stavolta invece, trattandosi più che altro di sconfiggere la proposta del Governo, si è ritrovato compatto a sostenere le ragioni del No e numericamente ha prevalso sulla coalizione avversaria. Altro che campo largo, stavolta è stato larghissimo, appoggiato anche dalla discesa in campo dell’Associazione Nazionale Magistrati!
La foto dei quattro leader, Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli, che circola sui social con il loro inneggiare alle dimissioni della Meloni e alle elezioni anticipate ci sta, è legittima, niente da obiettare. La domanda piuttosto è un’altra: nel caso dovesse andare come chiedono, reggerà questa alleanza di ferro? Riusciranno a trovare le stesse ragioni di unità quando oltre allo scopo comune di mandare a casa questo Governo subentreranno interessi ed aspirazioni personali? Basteranno le primarie a decidere la leadership? E chi ne uscirà sconfitto resterà comunque a disposizione o dirà grazie, rifiuto l’o’fferta e vado avanti per conto mio? Dopo tutto è già accaduto in passato, nessuna sorpresa. In soldoni: se dovessimo andare ad elezioni anticipate ci troveremo di fronte ad un centrodestra compatto da un lato e un centrosinistra compatto dall’altro? O a sinistra ci saranno ancora tre o quattro liste o coalizioni da votare? E se dovesse prevalere ancora una volta il centrodestra, avrà vinto per suoi meriti o perchè si sarà suicidato – ancora una volta – il centrosinistra? Tra il SI e il NO, in questo caso aspettando lo scorrere degli eventi è più legittimo schierarsi per il “BOH”?

