Sollecitata la ricostituzione degli Organi statutari per un progetto e una linea politica frutto di discussione collegiale. “Ci vuole tanta politica e tanto buonsenso”
di Angelomauro Calza
“Parlagli Piero, parlagli ora e dopo un minuto parlagli ancora”: essì, durante il suo intervento Piero Lacorazza parlava alla platea dell’assemblea degli amministratori del Pd, ma gesticolava spesso voltandosi di fianco, alla sua destra, dove era il tavolo della Presidenza con il commissario Daniele Manca proprio di fianco, e veniva naturale accostare il suo discorso alla celebre canzone di Fabrizio De Andrè, La guerra di Piero.
Nel suo intervento il Consigliere regionale ha tenuto a sottolineare e ribadire più volte tre punti fondamentali della sua visione di partito e su come dovrebbe operare per poter incidere in maniera significante per porsi al centro dell’azione politica del centrosinistra, sì, ma soprattutto al centro della progettualità per una determinante opera di governo della regione. E questo lavoro ha detto che i Consiglieri regionali vogliono farlo, ma senza trascurare la quotidianità, fatta necessariamente di botta e risposta immediati e tempestivi con la maggioranza, Bardi in testa: ci sono risposte che vanno date rapidamente, che non hanno tempo da concedere se si vuole incalzare la maggioranza. Questo ha detto a Manca e alla platea. Ma per far questo – riprendendo anche quello che abbiamo scritto nel tentativo di interpretare un suo post di due giorni fa – è necessario per Lacorazza rieleggere con rapidità gli organi collegiali del partito democratico, le assemblee cittadine e provinciali e la Direzione regionale, che sono quelli “statutari, collegiali e rappresentativi della politica e del buon senso” perché “è necessario garantire un giusto equilibrio, in partito federale, tra Roma e Potenza, altrimenti rischia di infrangersi e non stabilizzarsi anche un percorso di rinnovamento”.

Parlagli Piero, parlagli ora e dopo un minuto parlagli ancora. E Lacorazza gli parla (all’assemblea e a Manca) e ammonisce: “Ci vuole tanta politica e tanto buon senso, tanta buona politica poiché può essere dietro l’angolo il rischio di “restringersi” e non “allargarsi” e di non aver quel giusto e direi, necessario, ruolo baricentrico di maggior partito della coalizione di centrosinistra”. In questo contesto va calata una linea politica nazionale che riesca a contrastare le evidenti lacune, contraddizioni e pochezza di chi sostiene Bardi. In parole povere, vanno ripristinati al più presto gli Organi statutari anche per evitare che il partito in Basilicata si trovi a subire le decisioni di Roma che interviene sul territorio perché il territorio non è in grado di formulare progetti e politiche autonome, che recuperino l’autorevolezza di quel passato che ha sempre scongiurato imposizioni romane accettate oggi obtorto collo, peraltro supinamente. Parlagli Piero, parlagli ora e dopo un minuto parlagli ancora, ma si ferma, mi vede appoggiato al muro della sala, chiama in causa chi scrive e chiarisce ancora meglio il concetto base: “Vedo là Angelomauro Calza. Scrivilo quello che dico ora! Ti invito a scriverlo: per me Daniele Manca può essere il futuro segretario regionale”.

Vito De FIlippo all’assemblea pd
Evvabbè, allora lo scrivo, che devo fare? “Per Lacorazza l’attuale commissario Manca può essere il futuro segretario regionale”. Oh, a me pare di aver capito che il segretario può esserlo Manca come un altro, perché il ruolo che penso immagini Lacorazza è quello di un segretario che faccia sintesi di discussioni concrete, anche accese, svolte all’interno degli organi collegiali, per cui ogni sua parola è frutto di elaborazione comune e non di diktat commissariali sia pur a fin di bene. Subito dopo a prendere la parola è Salvatore Margiotta che ammonisce la segretaria nazionale: “Schlein parla solo alle truppe e non mira ad attrarre esterni” il suo j’accuse. Beh, se è così è normale che il partito non cresca, anzi. In questo caso, mettendo insieme i due ragionamenti, si ritorna con la mente alla fase preelettorale delle ultime regionali, quando la Schlein cedette all’out-out di Conte: o Azione o i Cinquestelle e lei optò per il campo largo (poi campo visivo e alla fine, a risultati acquisiti, camposanto… come avemmo modo di scrivere all’epoca). In realtà in quell’occasione, fatti due conti della serva, sarebbe stato meglio rinunciare all’apporto dei Cinquestelle che sicuramente avrebbero corso da soli, ma mai si sarebbero alleati con la destra (non portando quindi acqua al loro mulino), e tirare nella coalizione Azione che poi risponde al nome di Marcello Pittella, che ha invece prodotto un danno enorme al centrosinistra alleandosi con l’attuale maggioranza.
Sì, c’è stata una difficile interlocuzione con l’attuale Presidente del Consiglio, ma alla fine bisognava pur tener conto dell’apporto decisivo dei suoi voti a Bardi, anche perché pare che lo stesso Presidente non abbia volutamente diffuso un sondaggio che aveva commissionato perché – sempre con il beneficio dell’inventario – pare desse la vittoria al centrosinistra capitanato da Chiorazzo, anche senza i Cinquestelle. Insomma, al tirar delle somme, prevedendo elezioni anticipate per le Regionali, dando per scontato che il Presidente Bardi tenterà la carta romana, il bisogno del PD lucano di riorganizzarsi secondo Statuto e buon senso politico è sempre più impellente. Ieri in sala oltre a Vito De Filippo, Vito Santarsiere, Salvatore Margiotta, tanti sindaci, assessori e consiglieri comunali c’erano due Consiglieri regionali: Lacorazza e Marrese. Mancava il terzo: assente solo Cifarelli. Ci sarà stasera alla seconda assemblea convocata a Matera? Staremo a vedere

