La battuta-anticipazione del Presidente del Consiglio regionale durante la riunione di maggioranza. L’altro: “Bisogna sempre vedere cosa ne pensa Bardi”.

 

di Angelomauro Calza

Una settimana fa la riunione di maggioranza convocata d’urgenza dal Presidente della Regione, Vito Bardi. Oltre a tutto quel che in questi giorni è circolato negli ambienti, sui social e sulla stampa è trapelato il racconto di un simpatico siparietto che pare abbia visto protagonisti i due Presidenti che non sono però Bill Clinton e Tony Blair, come nell’omonimo film, bensì Marcello Pittella e Vito Bardi.

Il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, con il Presidente del Consiglio regionale Marcello Pittella

Ha iniziato Pittella che a un certo punto della riunione si è lasciato andare a una battuta: “Con Bardi andremo insieme a Roma poi ci presenteremo come coalizione insieme alle regionali”. Pronta la risposta di Bardi che ha replicato più o meno così: “Bisogna sempre vedere cosa ne pensa Bardi”. Come è finita? Non lo sappiamo, ma se anche nelle riunioni più delicate, dove in buona sostanza si doveva decidere di bilancio e di sanità si stempera la tensione della situazione con battute riferite alle future consultazioni elettorali per il Parlamento, beh allora… continuiamo a stemperare pure noi lasciandoci andare a ipotetiche e futuribili opzioni in chiave Politiche 2027.

Pare che sia stato chiuso o sia in dirittura d’arrivo un accordo per cui entro Natale, alla data di metà mandato, Marcello Pittella lascerà il suo scranno a Mario Polese di Italia Viva, ma eletto con Orgoglio Lucano.

L’assessore Laura Mongiello

Questo significherà o potrebbe significare la fine del mandato assessorile per Laura Mongiello, attuale Lady Ambiente. Il suo posto in Giunta, probabilmente, andrà non allo stesso Pittella, che sceglierebbe il ruolo di Capogruppo di Azione, ma a Nicola Morea. Conseguenza necessaria l’approdo nell’Esecutivo di un’altra donna, verosimilmente Maddalena Fazzari, al posto di un suo sodale di partito che in molti indicano in Carmine Cicala, come abbiamo già scritto più volte. Se invece, come pare assai probable, anzi quasi certo, a distanza di qualche mese Marcello Pittella decidesse di tentare il salto a Roma come Parlamentare slitterebbe la data di passaggio delle consegne perché sicuramente vorrebbe affrontare la campagna elettorale da Presidente e quindi, come che vadano le cose, il minirimpasto slitterebbe o addirittura potrebbe non arrivare mai! Essì, perchèa ben pensarci, anche nel caso in cui Pittella dovesse decidere di non candidarsi a Roma magari per lavorare a una candidatura presidenziale alla Regione, attenderebbe comunque sei mesi prima di lasciare perchè non consentirebbe mai che Polese affrontasse campagna elettorale da Presidente del Consiglio. Nel centrodestra, tra gli assessori e Consiglieri regionali, avrebbero già intenzional,mente prenotato un posto in lista nei vari partiti e schieramenti Vito Bardi, Franco Cupparo, Pasquale Pepe, Carmine Cicala e Mario Polese. Proprio Polese parrebbe essere tra quelli che Matteo Renzi vuole in Parlamento e pur di riuscirci lo candiderebbe anche in un collegio fuori regione. Polese lo meriterebbe, ma in caso di elezione dovrebbe dimettersi da Consigliere regionale e lasciare il suo posto a Vincenzo Baldassarre che è, sì, il primo dei non eletti della sua lista, che non è però quella di Italia Viva, bensì quella del Presidente: nessuna conseguente perdita, quindi, per la maggioranza: fuori uno dentro uno. Renzi resterebbe però senza rappresentanti in Regione. Per Pittella il discorso è diverso in quanto una volta eletto lascerebbe il posto ad Anna Laino, prima dei non eletti. Ma quanto durerebbe il mandato proprio della Laino e di Baldassarre? Nel caso in cui anche Vito Bardi dovesse essere eletto al Parlamento (anche se con la nuova aria di rinnovamento che come l’anticiclone delle Azzorre si sta prepotentemente immettendo in Forza Italia per cambiare la temperatura nel partito rischiano tutti i dirigenti storici, anche quelli lucani) si potrebbe giocoforza andare ad elezioni regionali anticipate nella prima finestra utile e quindi, alla fine, tutti i ragionamenti sulle “lotte per la successione” andrebbero a cadere perché privi di significato reale. Abbiamo fatto un gioco, abbiamo scherzato. Però l’esito di questo gioco, per la compartecipante Forza Italia, dipende in larga parte da Arcore. E non è certo uno scherzo.

 

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